Acquedotti nel Parco dell'Appia Antica

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Vero e proprio crocevia della rete idrica romana, Il Parco dell'Appia Antica è attraversato dagli imponenti resti del sistema di acquedotti che rese celebre Roma. Ben sei degli undici acquedotti sono presenti in quest'area: un sistema che consentì, nel periodo di massimo splendore della città, un flusso pari addirittura a 13 metri cubi di acqua al secondo.
 
A questi si aggiunge l'acquedotto Felice, costruito in epoca rinascimentale dal papato e tutt'oggi impiegato per l'irrigazione. Insieme a strade e fognature gli acquedotti erano opere di ingegneria civile la cui realizzazione veniva particolarmente curata, sia per venire incontro alle necessità igieniche degli abitanti delle grandi città dell'impero, sia per affermarne la cultura: dovevano infatti rispondere alle esigenze di "firmitas, venustas, utilitas" cioè solidità, bellezza e utilità, criteri imprescindibili per i romani.
 
Gran parte dei condotti non è visibile, sia in quanto sotterranei, sia perché in diversi casi, alle strutture esterne degli acquedotti più antichi sono state sovrapposte quelle più recenti, come per l'acquedotto Felice che ha ricalcato il percorso del Marcio. Sovrastano ancora l'area i resti delle imponenti arcate dell'acquedotto Claudio, che insieme a quelle più basse del Felice, tra i pini secolari ed i ruderi di antiche ville suburbane come quella delle Vignacce e dei Sette Basi, conferiscono all'intera zona un aspetto suggestivo.

Anio Vetus
È il più antico acquedotto del Parco, il primo ad essere costruito con concezioni moderne tali da permettere di portare le acque da regioni lontane come la valle del fiume Aniene. Costruito tra il 272 a.C. e il 269 a.C. grazie a parte del bottino ottenuto con la vittoria su Pirro, ha un percorso tortuoso in gran parte sotterraneo di ben 64 chilometri.

Claudio e Anio Novus
Iniziati da Caligola nel 38 d.C. e completati dal successore Claudio nel 52 d.C. attraversano il Parco inglobati nella medesima struttura ad archi. Entrambi prendevano l'acqua dal bacino della valle dell'Aniene. Al VII miglio della via Latina, nei pressi delle Capannelle, il condotto dell'Anio Novus si sovrapponeva a quello dell'Acqua Claudia ed entrambi emergevano dal suolo dapprima su una costruzione continua e poi sulla lunga teoria di arcate che segna l'inconfondibile traccia nel paesaggio di questa parte di campagna romana, basti pensare che l'acquedotto nella sua punta massima misurava l'altezza di 28 metri (pari ad un palazzo di 9 piani). Plinio, rimarcando la grandiosità dell'impianto e l'eccelsa altezza delle arcate, che consentivano l'alimentazione di ogni parte della città, affermava che nell'intero mondo nulla era più degno di ammirazione.

Acqua Marcia
L'acquedotto, iniziato nel 44 a.C. dal pretore Quinto Marcio e completato dopo circa due anni, convogliava fino al Campidoglio l'acqua proveniente dalle sorgenti nei pressi della via Valeria. Il suo condotto, lungo circa 91 chilometri, partiva sotterraneo dalle sorgenti e usciva definitivamente all'aperto al casale di Roma Vecchia, dove si sovrapponevano i condotti (spechi) dell'acqua Tepula e dell'acqua Julia. I tre spechi sono ancora visibili in opera reticolata con rinforzi in laterizio. Di tutta questa straordinaria opera restano visibili le basse arcate presso il casale di Roma Vecchia ed in altri tratti prossimi alla città. Tutto il resto è stato distrutto durante la costruzione dell'acquedotto Felice nel 1585.

Aqua Tepula
Sovrapposto all'acquedotto Marcio fu voluto dai consoli Cepione e Longino nel 125 a.C. Le sue acque, provenienti dalla zona vulcanica dei Colli Albani erano tiepide.

Aqua Julia
Realizzato dal console Agrippa nel 33 a.C. e così detto in onore di Caio Giulio Cesare Ottaviano, il futuro imperatore Augusto, convogliava le acque provenienti dalle sorgenti di Squarciarelli vicino a Grottaferrata unendole a quelle della Tepula per migliorarne la qualità.

Felice
Viene edificato per volontà del papa Sisto V tra il 1585 e il 1590 con lo scopo di rifornire di acqua la parte collinare della città di Roma che risultava priva di acquedotti dopo la decadenza dell'antico sistema venuto meno nell'arco del medioevo. Le sue acque provenivano dalle fonti di Pantano Borghese sulla via Prenestina e arrivavano fino alla fontana del Mosè a largo di Santa Susanna. Il suo condotto abbandona il percorso sotterraneo nei pressi del casale di Roma Vecchia dove si sovrappone all'acquedotto Marcio, del quale riutilizza piloni e strutture. La sua realizzazione causò in alcuni tratti la distruzione dei più antichi acquedotti Marcio, Tepula e Julia.
 
Sul primo dei due punti in cui le arcate degli acquedotti Claudio e Marcio si incorciavano, sfruttandone la sopraelevazione, nel XIII secolo fu eretta quella che oggi è nota come Torre del Fiscale, dal nome del suo proprietario nel XVII secolo, Filippo Foppi, che era tesoriere pontificio, cioè "fiscale". La torre, alta circa 30 metri, è realizzata nella tipica tecnica edilizia del XIII secolo, con blocchetti di tufo; di forma quadrangolare, con piccole finestre rettangolari con incorniciature di marmo. Con funzione di vedetta, la struttura era l'elemento centrale di un castelletto, di proprietà della famiglia degli Annibaldi, che controllava la via Latina nell'area del "Campo Barbarico".

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