Adriano Imperatore: la Villa di Tivoli e altro

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Dei periodi di prosperità dell'impero romano quello di Adriano è forse il più fulgido e pacifico.

Colto, filosofo, musicista, architetto, esteta raffinato e filo greco, ma anche dissoluto e tormentato, Adriano - un ‘saggio' sia politicamente che amministrativamente, tollerante e riformatore – ha saputo coniugare l'indefesso viaggiare per tutto l'impero per oltre dieci anni e gli inevitabili impegni militari con l'otium romano, riposo del corpo per consentire la migliore attività della mente.

A lui si debbono opere memorabili in tutto l'impero: il ‘Vallo', una muraglia di 117 km a difesa della Britannia all'altezza del  fiume Tyne; il Mausoleo, poi inglobato nella fortezza di Castel Sant'Angelo; un intero quartiere ad Atene; la ricostruzione del Pantheon.

Ma il più emozionante dei suoi ‘lasciti' è  Villa Adriana a Tivoli.

Grandissima, estesa per circa 120 ettari, forse in parte progettata da lui stesso, la Villa era una specie di ‘memoria di viaggio', un incredibile esempio di citazioni di luoghi greci ed egizi, sue colte passioni, e dei suoi dolori: Antinoo, il giovane bellissimo e amatissimo compagno, morì a soli venti anni nel Nilo, in circostanze oscure.

Per onorarlo Adriano fece costruire nella Villa tiburtina una tomba-tempio, felice scoperta recente, con cortili, fontane, e archi monumentali, forse da lui stesso progettata. Ma Adriano fece di più.

Perché rimanesse per sempre la memoria del suo adone ne ordinò il culto in tutto l'impero, volle che se ne festeggiasse il giorno natale, lo fece ritrarre sulle monete ed effigiare in statue busti e rilievi, assimilato a Dioniso e Osiride.

Le frasi che l'Imperatore scrisse sulla tomba del favorito – così si narra – sono nel grande testo geroglifico dell'obelisco del Pincio, che narra le esequie e le cerimonie del suo culto.

Curiosità

Sembra che spesso l'imperatore intervenisse nelle progettazioni architettoniche.

Riferisce Cassio Dione che questa interferenza sfociò in un vero e proprio conflitto con Apollodoro di Damasco, famoso architetto di corte.

Ad un ennesimo consiglio di Adriano sul Foro Traiano perse la pazienza e: "Andate via e continuate a disegnare le vostre zucche!!" disse all'Imperatore, intendendo con zucche le cupole come il Serapeo, che poi Adriano installò nella sua Villa.

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