Roma. Fosse Ardeatine

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L'ultimo anno della seconda guerra mondiale fu particolarmente duro e drammatico per la città di Roma e per i suoi cittadini. Nonostante la presenza del Vaticano e lo status formale di "città aperta", i comandi militari nazisti e fascisti, confluiti nella Repubblica Sociale Italiana, videro nella Città Eterna un vero e proprio teatro di guerra. Rastrellamenti quotidiani, fucilazioni e arresti in via Tasso fecero seguito alla deportazione degli ebrei romani perpetrata nel tragico mese di ottobre dell'anno 1943.

I cittadini abili romani si stavano organizzando nelle diverse formazioni di resistenza e le truppe alleate avanzavano dal sud del Paese. In questo contesto di pressione, la mattina del 23 marzo 1944, anniversario della marcia su Roma, un battaglione tedesco adibito alle operazioni di rappresaglia sui civili romani, subì un attentato dinamitardo in via Rasella, nel cuore della città storica a poche centinaia di metri dal Palazzo del Quirinale​.

Il comando tedesco ordinò subito un altro rastrellamento in città. Vennero presi i detenuti di via Tasso, diversi esponenti della Resistenza e molti cittadini ebrei. In ottemperanza alla cultura della rappresaglia, il questore fascista Pietro Caruso fece arrestare decine e decine di inermi cittadini romani scelti a caso tra via Barberini e le zone limitrofe.

In tutto 335 cittadini romani, tra civili e militari, vennero condotti entro 24 ore dall'attentato, nelle cave di pozzolana lungo la via Ardeatina e barbaramente uccisi con il lancio di bombe a mano e finiti con colpi di fucile e di rivoltella nelle gallerie dove erano stati ammassati e che vennero fatte poi esplodere dopo l'eccidio. A comandare l'esecuzione fu il generale Kappler.

Oggi, in via Ardeatina 174, sul luogo dell'eccidio diventato simbolo della barbarie del fascismo e del nazismo, vi è un sacrario e un monumento alla memoria che furono edificati nel 1949. Un luogo fortemente suggestivo che merita una visita per osservare in silenzio e meditare su cosa sia stato capace di fare l'uomo in tempo di guerra.

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