Parco Naturale Regionale Marturanum

  • facebook
  • twitter
  • Google Plus
  • email

Nonostante le dimensioni limitate,  questa area protetta,  nella parte più meridionale del viterbese nel territorio dei Comuni di Barbarano Romano e Blera, racchiude valori naturali di grande interesse riconducibili sostanzialmente a due tipi di ambienti: l'ambiente collinare del "Quarto", che coincide con le propaggini nord-orientali dei Monti della Tolfa, ed i valloni, profonde incisioni scavate nel tufo dal fiume Biedano e dai suoi affluenti.
 
E' il regno della vegetazione igrofila, e comunque di piante caratteristiche dei climi umidi e freschi come nocciolo, pioppo bianco e nero, salice, ontano. Nel sottobosco abbondano l'alliaria, la chelidonia, il farfaraccio, 1'edera ma soprattutto le felci: dalla lingua cervina allo Scolopendrium, alla bella Osmunda regalis, appartengono a specie numerose e colonizzano tanto le sponde dei fossi che l'apertura delle tombe etrusche. Più a meridione si trova invece un'ampia zona collinare, che degrada verso il corso del torrente Vesca, affluente del Mignone. 
 
Qui la migliore insolazione e i calcari marnosi e argillosi sono alla base di paesaggi ben differenti, cioè ampi pascoli cespugliati utilizzati dal bestiame brado e caratteristici della campagna maremmana. S'incontrano querce come il leccio, la roverella, il cerro con un sottobosco fitto e intricato dov'è frequente la presenza di specie come l'agrifoglio, lo stracciabrache, il lentisco e, nelle radure e ai margini delle macchie, orchidee selvatiche in buona varietà.
 
Il popolamento animale non è più ricco come un tempo, ma rimane abbastanza diversificato. Tra i mammiferi, non è difficile rinvenire i segni di presenza dell'istrice, del tasso, dell'ormai ubiquitario cinghiale: si tratta di volta in volta di aculei, peli, feci, impronte nel terreno umido. Specie ancora più delicate e dunque utilizzate come indicatori ecologici sono anfibi quali la salamandrina dagli occhiali oppure crostacei come granchi e gamberi di fiume. Nelle zone aperte lo scenario muta radicalmente. I campi sono l'habitat ideale di passeriformi sempre più rari come la calandra, o delle più comuni allodola e cappellaccia, mentre tra i rapaci si possono osservare albanelle minori, il biancone, il nibbio reale. Cervone e testuggine comune sono tra i rettili censiti, ma è senz'altro più facile l'osservazione della volpe, oggi il mammifero predatore più diffuso del Lazio.
 
Una particolarità del Parco Marturanum è di avere rilevanti testimonianze del passato immerse in un ambiente naturale assai ben conservato: per questo è detto "il Parco degli Etruschi". Passeggiando lungo i sentieri naturalistici si resta stupefatti dalle facciate rupestri delle tombe i cui ingressi oscuri si aprono improvvisi tra la vegetazione. L'unicità poi della necropoli etrusca di San Giuliano è di offrire un panorama completo sullo sviluppo dell'architettura funeraria di questo popolo, presentando una tipologia che va dalle tombe a pozzo e fossa dell'età del Ferro ai grandi tumuli orientalizzanti, dalle tombe rupestri arcaiche a quelle a dado ellenistiche: scendendo nel fondo della forra sembra di scendere nel tempo, dal VII al III secolo a.C.
 

Approfondimenti

Per maggiori informazioni: Parco Marturanum

Mappa

Dettaglio mappa