Acquacotta di Viterbo

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Tipico piatto del Viterbese, l'acquacotta è una ricetta poverissima che nasce come cibo dei butteri, i guardiani delle mandrie. La pietanza si consuma sia calda che fredda e si preferisce servirla in piatti di "coccio" (terracotta) dai bordi alti e svasati la cui superficie interna è liscia e vetrificata.

Esistono parecchie varianti di acquacotta, quella di Viterbo è inconfondibile e differisce dalla vicina Toscana per ingredienti e preparazione.

Acqua, cicoria, patate, pomodori, aglio, cipolla, nepitella (una specie di mentuccia) e un filo di olio extravergine d'oliva, prima di servire.

Durante i lavori estivi più pesanti le preparazioni prevedevano la presenza di uno o due uova "in camicia", immerse a crudo dentro la zuppa bollente e lasciate cuocere compatte.

In tutta la provincia di Viterbo la potrete gustare in accompagnamento con il tipico prodotto del luogo. Nel territorio del lago di Bolsena​, ad esempio, è conosciuta con il nome di "sbroscia", e viene preparata dai pescatori sulle rive del lago, con l'aggiunta di pesce appena pescato. Se curiosi, poi, chiederete della "sbroscia" alla cordiale gente del posto, e scoprirete che un tempo, neanche troppo lontano, si usava preparala con l'acqua dello stesso lago.

Curiosità

Originariamente il pane casereccio tagliato a fette e molto secco si stendeva sul fondo del piatto «burino», il tradizionale piatto di coccio a forma di scodella, su cui versare le verdure miste all'acqua di cottura. Il tocco finale spettava al vergaro, il capo dei mandriani, che aggiungeva l'olio di oliva con una gestualità rituale: l'ampolla versava 'l'oro verde' nell' Acquacotta tracciando il segno della croce.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni: Visit Bolsena

 

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