Salsiccia al coriandolo di Monte San Biagio

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Questo caratteristico insaccato si produce esclusivamente nella provincia di Latina ed in particolare a Fondi, Itri e Monte San Biagio ed è rara la sua presenza sul mercato nazionale e comunitario.

E' caratterizzato dall'impiego di materie prime di alta qualità: le parti più pregiate del maiale preferibilmente tagliate a mano, vino moscato di Terracina DOC, pepe rosso dolce, peperoncino piccante e semi di coriandolo. Un mix di sapori e profumi dove primeggia il coriandolo, il peperoncino e un retrogusto affumicato, assaggiarla da sola accompagnata da pane casareccio è il modo migliore per sentirne tutti i sapori.
 
Esiste persino un sito web (www.salsicciatipica.it) per la promozione e la tutela di questo particolare prodotto e una sagra nei primi giorni di marzo, che quest'anno è arrivata all'8° edizione.

Si presenta in tre tipologie: fresca, secca e conservata sottolio o sotto sugna.

L'impasto è a grana grossa, con un equilibrato rapporto tra le parti magre e il grasso, che non supera il 25%. La salsiccia così ottenuta deve riposare almeno 12 ore in contenitori di legno, deve essere poi insaccata in budella naturali di suino e legata con spago vegetale. Il prodotto viene essiccato, appeso a delle canne e affumicato con il fumo di legna di mirto e di lentisco.
 
La stagionatura, che avviene preferibilmente nelle cantine o in capanne, prevede un periodo di almeno 25 giorni. Per la produzione artigianale, il periodo migliore va da ottobre a marzo e viene utilizzato esclusivamente il suino locale di peso superiore ai 200 kg. E' tra i prodotti laziali iscritti nell'Elenco Nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (pubblicato sulla  G.U. n. 142/2012, supplemento ordinario n. 124). L'Azienda Agricola Elio Pelliccia e l'Azienda Scherzerino srl di Itri (LT) hanno ottenuto il marchio "Natura in Campo – I prodotti dei Parchi".
 
STORIA
La salsiccia di Monte San Biagio ha origine all'arrivo dei Longobardi, durante il VI secolo, quando si insediarono nell'allora borgo di Monticelli, ovvero l'attuale paese di Monte San Biagio. L'uso del coriandolo, invece, risale all'epoca della dominazione del popolo saraceno, che lo utilizzava per coprire il sapore della carne di maiale, tanto da giustificarne il consumo, vietato alla religione islamica.

Da molti documenti ritrovati nella biblioteca comunale di Monte San Biagio si desume che l'allevamento di maiali era molto diffuso grazie alla presenza della sughereta di S. Vito, un bosco di querce di circa 3.000 ettari intorno al paese.

La sughereta, che all'epoca era fonte di sussistenza per l'economia locale, è una preziosa testimonianza della vita contadina di un tempo, infatti, nascosto tra la vegetazione, si trova ancora qualche vecchio pagliaio fatto di pietra e arbusti che custodisce all'interno il camino, il principale strumento di essiccazione delle carni, utilizzato ancora oggi da molti produttori per mantenere viva la tradizione di questo prodotto.

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