Tuscia. Itinerario farnesiano

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La Tuscia, terra etrusca antichissima intorno a Viterbo e fino ai confini con l'Umbria e la Toscana, è anche il luogo di origine dei Farnese.
 
Sono più di quindici i luoghi del viterbese legati ai Farnese, famiglia potente già nel Medioevo tanto da ricevere in dono il Castello di Valentano per aver servito la Chiesa, dominatrice dei territori intorno a Bolsena alla metà del XV secolo, ma vera e propria potenza, nel Rinascimento, quando il cardinale Alessandro, nato a Canino, tra Bolsena e il mare, abbracciò la carriera ecclesiastica e divenne papa col nome di Paolo III, interrompendo la tradizione militare della famiglia.
 
Paolo III è il papa del Concilio di Trento, dei Gesuiti, della rinascita della Chiesa, delle prime missioni in America e in Estremo Oriente, e del fiorire nella Tuscia di palazzi magnifici, nei luoghi più attraenti, oggi riconosciuti come luoghi farnesiani.
 
Scegliere la Tuscia farmesiana è l' occasione per visitare un insieme incomparabile di turismo lento, naturalistico, termale e culturale, a cominciare dalla più meridionale delle aree di influenza della famiglia, Nepi, dove Antonio da Sangallo il Giovane, architetto ufficiale delle fabbriche di Paolo III, costruì gli imponenti bastioni a difesa dell'abitato per volere del primo duca di Castro, Parma e Piacenza, nonché figlio di Paolo III, Pier Luigi Farnese. Con il Duca entrò nell'orbita Farnese anche Falleri, alle pendici dei Cimini, ed anche qui un segno tangibile fu lasciato con la trasformazione del complesso fortificato sulla piazza del Duomo in residenza, possedimento della famiglia fino alla meta del Seicento.
 
Tra le tante residenze farnese della Tuscia – Carbognano, Valentano, Farnese, e ancora Ischia Cellere e Canino - la perla, la più famosa e visitata, simbolo della potenza della familiare, è il Palazzo di Caprarola. Con uno strategico intervento urbanistico, il Vignola, architetto dal 1550 della famiglia, costruì un lunghissimo cannocchiale prospettico in pendenza per valorizzare la scenografica vista della facciata, seppellendo piani terreni e primi piani di case preesistenti. È necessario attraversare lentamente le due piazze che lo precedono per gustare il capolavoro del Vignola, che racchiude al suo interno una spettacolare doppia scala a chiocciola con trenta colonne doriche e saloni affrescati dagli Zuccari. Raffigurano le origini mitiche del Lago del Vico nella Sala regia, colonne dipinte che sembrano vere in quella del Concilio di Trento, il mondo allora conosciuto a tutta parete nella sala del Mappamondo; nella Sala degli Angeli voluti effetti di eco e rimbombo incuriosiscono i visitatori, e lo splendido giardino all'italiana sul retro è un gioiello del Rinascimento.
 
Anche a Viterbo, la città del quartiere medievale San Pellegrino e del Palazzo dei Papi, che ospitò papa Paolo III e Giulia Farnese, la Bella, feudataria di Carbognano, un intervento urbanistico all'epoca innovativo fu l'apertura di una nuova arteria di scorrimento, la Strada Farnesiana, la ancora oggi percorribile Via Cavour.
 
Ma la massima concentrazione di presenza farnesiana nella Tuscia è intorno - e all'interno – del Lago di Bolsena. Al  Palazzo Farnese di Gradoli, che domina il lago, imponente, ben conservato e ricco di affreschi è affidato il compito di preservare i costumi farnesiani con un Centro di studi e un museo allestito al suo interno; all'Isola Bisentina, raggiungibile da Capodimonte, borgo lacustre dominato dalla cinquecentesca Rocca Farnese, spetta invece la custodia delle spoglie di Ranuccio Farnese – uno dei fondatori del prestigio farnese nella Tuscia – nella chiesa che per Alessandro, allora cardinale, aveva progettato Giuliano da Sangallo e poi terminato il Vignola. Ed è proprio per la concentrazione di memorie della famiglia che nei borghi intorno al lago che soprattutto nel corso dell'estate fioriscono manifestazioni che ricordano i Farnese, con concerti di musica rinascimentale, menu farnesiani  feste in costume.
 
 
 
 
 

Curiosità

Guardando Palazzo Farnese a Caprarola dalla piazza che lo precede lo si immagina a pianta quadrata o rettangolare. Dall'alto invece il capolavoro del Vignola si mostra nella sua originaria forma pentagonale,  quella della fortezza eretta da Antonio da Sangallo il Giovane pochi anni prima, trasformata in residenza così adeguata al rango della famiglia da consentire al cardinal Alessandro Farnese, poi papa Paolo III, di percorrere la scala elicoidale su un cavallo bianco una volta lasciata la carrozza nel cortile, per raggiungere gli appartamenti estivi ed invernali del Palazzo.

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