Teatro Libero di Rebibbia

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Il carcere si sta davvero trasformando in uno dei primi presìdi di mediazione culturale e armonizzazione delle diversità. Anche dal carcere occorre partire per disinnescare il potenziale dirompente delle incomprensioni, del latente conflitto etnico-religioso che investe Oriente ed Occidente, Nord e Sud del mediterraneo.

Sulla base di queste considerazioni il Festival, in tutte le sue edizioni, è caratterizzato dall'interculturalità; si avvale dell'apporto di detenuti-artisti provenienti dalle più diverse aree del mondo; è necessariamente multilinguistico e – programmaticamente – tende a valorizzare l'apporto di tutte le componenti culturali che si incontrano nello spazio recluso.

Il teatro è, a sua volta, un approdo possibile. Nel corso di dieci anni di lavoro in palcoscenico, davanti alla macchina da presa (Cesare deve morire è solo un esempio),  alle prese con gli spartiti musicali, i detenuti-artisti di Rebibbia hanno fatto di quell'isola una specie di accademia d'arte frequentata oggi da oltre 100 reclusi (tre Compagnie e una Band musicale).

Per maggiori informazioni: www.teatroecarcere.it

 

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