L’abbazia di San Martino al Cimino nacque nel XIII secolo su iniziativa dei monaci cistercensi dell’abbazia primigenia di Pontigny, ma fu chiusa nel 1564.  Nel 1225 la chiesa venne consacrata e il complesso monastico, con la costruzione del chiostro e della sua sala capitolare, del refettorio, della biblioteca  dell’infermeria, di un forno e di altri laboratori, venne terminato prima della fine del secolo. Ciononostante l’abbazia non ebbe uno sviluppo felice e nel 1564. dopo che se ne andarono gli ultimi monaci, venne chiusa ed i suoi beni entrarono a far parte del patrimonio della Santa Sede. Un secolo dopo nel 1644, quando con papa Innocenzo X, salì al potere a Roma la famiglia Pamphili, la chiesa di San Martino ormai in rovina, ritrovò una nuova vita. Nel 1645 ricevette nuovamente il titolo di chiesa abbaziale. Olimpia Maidalchini, cognata del papa, ne fece una specie di principato personale. Restaurò completamente la chiesa con l’intervento di  grandi architetti (tra cui il Borromini)  aggiungendovi due torri come contrafforti, fece costruire un palazzo di grandi dimensioni sulle rovine delle strutture monastiche e seguì anche la ricostruzione e riorganizzazione del borgo che andava dalla porta di levante (direzione Roma) a quella occidentale (direzione Viterbo). Morta di peste nel 1657, la sua salma venne inumata nel coro della chiesa.

Della vecchia abbazia cistercense non rimane che qualche elemento: la parte absidale ed il transetto della chiesa, una modesta porzione del chiostro e qualche lembo della sala capitolare e dello scriptorium.  La facciata della chiesa presenta le due grandi torre seicentesche, il finestrone gotico e il portale.

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Chiesa di San Martino - San Martino al Cimino

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