I verbali del processo di canonizzazione di san  Tommaso d’Aquino riportano – forse – il primo miracolo del santo.

Nel recarsi a Lione per il Concilio indetto da Papa Gregorio X, nel 1274,  in compagnia di Fra Reginaldo, di alcuni monaci e della sorella, già malato fece sosta al Palazzo baronale di Maenza, ospite della contessa e parente Francesca d’Aquino, sposa del signore del castello, Annibaldo da Ceccano. Colto da estrema debolezza e avendo perso del tutto l’appetito, “venuta la volontà al Santo di mangiare una certa sorte di Sardella o Aringa che in Parigi si mangia e in Italia non si trova” (Flos Sanctorum di Pietro Ribadeneira, 1778), il medico per accontentarlo si recò in piazza e la prima persona che incontrò fu un pescatore, arrivato a Maenza da Terracina con un cesto di pescato diverso: allo scoprire la cesta i pesci si tramutarono miracolosamente in aringhe.

Nei medaglioni del processo di canonizzazione, un frate in visita a san Tommaso testimoniò che quelle mangiate a Maenza erano aringhe fresche, che conosceva solo sotto sale per averle viste alla Curia Romana a Viterbo, e che anche Fra Tommaso, presente al castello, riconobbe per averle gustate in Francia.

I giudici, evidentemente con l’acquolina in bocca, ‘Vi ricordate come le cucinarono?’ ‘Le mangiammo lesse in brodo e anche arrostite‘. Si tratta forse, non solo del primo miracolo si san Tommaso, ma della prima ricetta di una zuppa di pesce.

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