Oltre ad accomunare le tre grandi religioni monoteistiche il culto di san Michele Arcangelo è anche un’affascinante sovrapposizione del cristianesimo con Mitra, divinità pagana, entrambi spesso venerati in grotte o spelonche.

Quello di Monte Sant’Angelo al Gargano è il primo dei Santuari dell’Occidente dedicati all’Arcangelo vincitore del demonio: una vera e propria rete di pellegrinaggio collega i percorsi, e le loro mete intermedie, verso le principali destinazioni micaeliche – Mont-Saint-Michel, la Sacra di San Michele in Val di Susa, Skellig Michael in Irlanda, St. Michael’s Mount in Cornovaglia, il Santuario sull’isola di Symi in Grecia e il Monastero del Monte Carmelo in Israele -, tutte dislocate lungo una linea virtuale, la Linea Sacra di San Michele, detta anche Michelita o Micaelica.

Nel Lazio, passaggio quasi obbligato per raggiungere la meta finale in Puglia, le testimonianze micaeliche sono moltissime, tra storiche ed attuali, ad iniziare da Roma: qui fu eretta la prima basilica dedicata all’Arcangelo in Occidente. E’ quella che sorgeva su di una altura al VII miglio della Via Salaria e per questo detta in Septimo, ritrovata nel 1996. La basilica fu meta di pellegrinaggi fino al IX secolo, quando luoghi di riferimento della festa di san Michele – il 29 settembre – divennero la chiesa di Castel Sant’Angelo a Roma e il Santuario sul Gargano in Puglia.

A Sutri, lungo la Via Cassia/Francigena, la chiesa di Santa Maria del Parto è stata ricavata all’interno di un Mitreo – tempio dedicato al dio Mitra – trasformato in chiesa nel tardo Medioevo, che divenne subito un luogo di culto dedicato a san Michele Arcangelo e solo successivamente, nel ‘700 circa, alla Madonna. Del culto originario di san Michele rimangono raffigurazioni sulla volta a botte, dove l’Arcangelo ha il volto sbalzato nel rilievo della roccia, indossa il loron in segno di appartenenza all’esercito celeste, protettore dei cavalieri cristiani, databile all’VIII-IX secolo; e sull’arco sopraporta, datato agli inizi del 1300, che raffigura il miracolo del toro e del pastore sul Monte Gargano.

Non lontano da Viterbo, su uno sperone tufaceo che domina la bellissima valle Suppentonia, Castel Sant’Elia ospita una delle basiliche più suggestive di tutta la regione. Dedicata a Sant’Elia, ed eretta secondo la tradizione sul Tempio di Diana Cacciatrice, la basilica è sovrastata da una parete tufacea sul bordo della quale sorge la Chiesa di San Michele Arcangelo – ad Rupes – dalla quale un lungo un cunicolo con 144 gradini scavati nella roccia conduce al santuario di Maria Santissima ad Rupes. Qui si venera un’immagine della Vergine del XVI secolo, a testimonianza della trasformazione di molti santuari micaelici in mariani.

L’eremo di San Michele Arcangelo a Formia, nel Lazio meridionale, è un santuario rupestre, incastonato a 1.220 m sul monte Altino, nei Monti Aurunci, lungo il sentiero verso la cima del Redentore, che domina il Golfo di Gaeta e il mare. La piccola chiesa, menzionata nel Codex diplomaticus cajetanus, risale all’830.

Sui resti di un tempio dedicato a Marte nel 1587 fu eretta a Guarcino la Chiesa di San Michele Arcangelo con affreschi del 1600, e la torre campanaria a vela, unico esempio nell’architettura sacra del Lazio.

Nel reatino, a Rivodutri, possedimento dell’abbazia di Farfa nel Medioevo, la Chiesa di San Michele Arcangelo è nota fin dal 1252, e conserva un affresco che raffigura san Francesco. Ci troviamo infatti nelle vicinanze della Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile e dei luoghi francescani: qui ad esempio la leggenda vuole che san Francesco, durante un temporale, abbia trovato riparo sotto un faggio dalla forma particolarissima.

E ancora, tra le molte testimonianze della venerazione dell’Arcangelo nel Lazio, chiese dedicate a san Michele si trovano a Sermoneta, che domina la pianura Pontina, a Vico nel Lazio, nel frusinate e a Contigliano, nella Valle Santa reatina.

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