L’origine del Santuario è avvolta da un alone di mistero e leggenda.

Durante la persecuzione iconoclasta dell’VIII secolo, due monaci basiliani vennero sorpresi dai soldati con un dipinto su tavola della Madonna. Chiusi in una grande cassa insieme al quadro, furono gettati in mare: “Se veramente è così miracolosa, vi salverà”, dissero. Dopo 54 giorni, la cassa toccò le sponde di Messina e successivamente di Gaeta. Qui il quadro fu esposto alla venerazione dei fedeli, ma dopo poco scomparve e venne ritrovato sul monte Civita, non lontano da Itri, da un pastore sordo e muto che era alla ricerca di una sua bestia smarrita. Egli riacquistò l’udito e la parola e corse lieto in paese a dare la notizia del quadro miracoloso trovato su un leccio.

Fu così che il quadro fu affidato ai benedettini di San Giovanni in Figline, che lo esposero in un eremitaggio appartenente al loro monastero, sul Monte Civita.

Più realisticamente l’icona, di fattura certamente orientale – attribuita a san Luca per la presenza delle lettere L.M.P. – Lucas Me Pinxit – fu portata a Gaeta da monaci basiliani in fuga verso i conventi del Lazio.

Quasi miracolosamente il dipinto si salvò dai bombardamenti della II Guerra Mondiale: il rettore del Santuario lo nascose  sotto il mantello e, viaggiando sui monti Lepini senza farsi scoprire dai tedeschi, riuscì a far tornare il quadro a Itri.

Ora il Santuario, visitato anche da  Giovanni Paolo II nel 1989, è meta ogni anno di quasi mezzo milione di pellegrini, molti dei quali salgono ancora a piedi.

Nei 7 sabati che precedono la celebrazione della Madonna della Civita, il 21 luglio, da Itri parte il pellegrinaggio più noto,  in ricordo della miracolosa fine della peste a Itri e nei paesi circostanti, nel 1527.

Nel Santuario sono custoditi numerosi ex-voto raccolti in molti anni di pia devozione ed è stato allestito di recente un museo della tradizione religiosa popolare.

Per saperne di più

Santuario della Civita

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