Andiamo a conoscere chi sono i cosiddetti Bianchi: poco più di 600 anni fa, decine di migliaia di uomini, donne e bambini percorsero l’Italia da nord a sud al grido di Pace e misericordia lungo un itinerario che toccò anche la Sabina. Era il movimento religioso dei Bianchi, con caratteristiche di spontaneità pressoché uniche nella storia, che scomparve nel breve giro di un anno a Roma durante il Giubileo del 1400, con la stessa velocità con cui era nato.

Questo movimento era aperto a tutti senza distinzione di sesso, età, ruolo, e condizione sociale e nel giro di pochi mesi durante l’estate 1399 si diffuse per tutta l’Italia centro settentrionale con una richiesta sincera di “misericordia e pace”. Il fervore dei devoti ed il successo dell’iniziativa è tale che, laddove i Bianchi portano il loro messaggio, essi riescono anche ad ottenere risultati concreti sul piano sociale: cessazione di conflitti locali, riconciliazioni fra fazioni avverse, liberazione di prigionieri, remissione di debiti, sospensione di condanne e di pene.

I Bianchi per primi, aderendo alla devozione, mettono in pratica la misericordia verso i loro simili e riescono ad ottenere, soprattutto laddove non c’è speranza di giustizia, almeno la misericordia umana. Allo stesso tempo, invocano su di sé la misericordia divina. All’origine del movimento ci furono apparizioni miracolose, la Leggenda dei tre pani in Scozia o in Provenza, poi, lungo il percorso, il Miracolo di Madonna dell’Oliva ad Assisi.

Nelle città dove il movimento arrivò il passaggio è testimoniato dalle cronache, dalle laudi e soprattutto da affreschi nelle chiese di varie località, tra le quali, nel reatino Leonessa, Rieti, Montebuono, Poggio Mirteto e Fara in Sabina. Il successo deflagrante del movimento, che ottiene immediata e grande risonanza sia in Italia che in Europa, induce Papa Bonifacio IX ad indire un giubileo straordinario alla fine del 1399. A quel punto il moto, senza una meta precisa, diviene un vero e proprio pellegrinaggio giubilare verso Roma.

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