Meno noto di san Benedetto – che nell’alta valle dell’Aniene, tra Subiaco, Jenne e Trevi nel Lazio dette vita alle prime comunità monastiche – san Pietro l’eremita scelse la valle, e Trevi in particolare, per la sua vita santa, fatta di rinunce, privazioni e stenti, anticipatrice del messaggio francescano.  Arrivò a Trevi da Rocca di Botte, nell’aquilano, nell’estate del 1052, e qui morì di stenti sul letto di pietra di un pollaio, dove si rifugiava per dormire. 

La sua santità era tale che le comunità di Rocca di Botte e di Trevi – nei cui Statuti risulta l’usanza già nel 1534 – si scambiavano il pellegrinaggio; a Trevi addirittura erano solennemente accolti e ospitati per tre giorni dai trebani nelle loro abitazioni.

Ancora oggi, anche se in forme diverse, resiste la tradizione del comparaggio tra le due comunità per la festa del santo, dal 28 al 31 agosto a Trevi, e la settimana successiva a Rocca di Botte.

Fino agli anni ’50, all’arrivo a Trevi dei compari di Rocca, ricevuti in forma solenne dalle autorità, il primo cittadino domandava al sindaco di Rocca: “Quanti siete compari?”, informazione necessaria per preparare l’accoglienza, i tre giorni di ospitalità nelle difficili condizioni di vita di una piccola comunità montana, e la panarda, il pasto nutriente, per i compari giunti a Trevi per la festa di san Pietro eremita.

Oggi il gemellaggio e il culto tra i due luoghi di san Pietro eremita è comunque sempre vivo, i compari vengono sempre ricevuti all’ingresso del paese in forma solenne, ma il rito della panarda è stato sostituito dall’accoglienza nelle famiglie che hanno scelto i compari, o anche nei ristoranti locali.

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Trevi nel Lazio

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Trevi nel Lazio: 41.860868, 13.246078

 

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