Gli Antichi Romani in Sabina

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L'interesse dei Romani per la Sabina e il territorio dell'attuale provincia di Rieti era strettamente legato alla fornitura dell'olio e delle produzioni alimentari. Ma questa era anche una preziosa zona di collegamento e di passaggio verso il nord e il mare Adriatico. Per questo motivo i Romani si impegnarono nella costruzione di una arteria di collegamento nota come la "via del sale", la consolare via Salaria, appunto.
 
Dal mare di Roma, dalle saline di Ostia e dalla foce del Tevere, la strada arrivava fin sulle montagne. Era utilizzata per il trasporto e il commercio dell'olio e del sale e anche per scopi militari. Se ne servirono gli eserciti romani e vi passarono le truppe dei Galli e quelle di Annibale dirette a Roma. Evidenti sono ancor oggi i segni distintivi dell'ingegneria romana con i resti del Ponte del Diavolo, verso Rieti, le rovine di ville, cippi miliari e siti funerari fino a Accumuli, dove la strada aveva termine e dove oggi si trova una zona archeologica di sicuro interesse.
 
Di grande prestigio e ancora oggi molto ammirati, sono i lavori di ingegneria che portarono nel 271 a.C. il console Manio Curio Dentato ad avviare i lavori di costruzione di una canale per far defluire, attraverso un salto di molti metri, le acque del fiume Velino direttamente nel fiume Nera, affluente del Tevere. 
Altro contributo romano, a questo territorio, fu la costruzione di alcune stazioni termali ancora oggi in buona parte attive, la più importante delle quali è certamente quella delle Terme di Cotilia apprezzate per le proprietà curative delle acque solfuree.
 

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