Benigni, Troisi e il principe Ruffo di Calabria

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"Rifaremo il trucco anche agli uccelli e la Selva splenderà sotto i riflettori". Così il principe Antonello Ruffo di Calabria, ha dato il via ad alcuni tra i ciak più celebri del film "Non ci resta che piangere" (1984) di Roberto Benigni e Massimo Troisi, per la prima volta nelle vesti di registi e attori.

Non c'è voluto molto a convincere il principe Ruffo - già impegnato com'era nella promozione del suo parco – ad accogliere di buon grado la proposta di Benigni e trasformare la Selva di Paliano, in un luogo da favola.

D'altra parte gli ingredienti di una fiaba c'erano già tutti: il principe, il parco dalla natura incontaminata, gli uccelli tra le specie più rare, e il treno a vapore che ci passava in mezzo.

Che la Selva di Paliano fosse un luogo suggestivo ed affascinante già si sapeva, non solo per le bellezze naturalistiche dell'oasi, ma soprattutto, per le mirabili imprese del suo proprietario che lì fece costruire persino una ferrovia. Perché Ruffo aveva un sogno: portare i bambini nel parco e farli giocare su un vero treno. Ma non solo.

Ruffo era andato persino a Cuba a prendere degli esemplari unici di uccelli esotici perfettamente compatibili con l'habitat naturale dell'oasi. Nel tempo la Selva di Paliano si era trasformata in un paesaggio onirico - luogo ideale per fare cinema - capace di evocare immagini da leggenda. Come quelle scene del film in cui Benigni e Troisi videro apparire all'improvviso, al di là di una valle, il treno a vapore guidato da Leonardo Da Vinci. Un paesaggio che si adattava perfettamente all'ambiente medioevale nel quale era stato girato il film, dove la natura selvaggia e incontaminata si stagliava a perdita d'occhio ed era impossibile scorgere una qualche forma di costruzione.

Ecco dove si trovava il mitico paesino di Frittole – nome di finzione nel film – proprio a pochi passi dalla Selva, dove è stata girata anche un'altra famosa scena al grido di "un fiorino".

In uno degli episodi più esilaranti del film, quando Benigni e Troisi incontrarono il temibile doganiere che ad ogni superamento della linea di confine chiedeva un fiorino.

La Selva è rimasta ancora oggi un luogo di grande interesse naturalistico per le numerose specie di uccelli, che si possono vedere dalle capanne di avvistamento.
Nel 2011 la Regione Lazio ha deciso di ricomprenderla all'interno del Monumento Naturale "Selva di Paliano e Mola di Piscoli".

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