Il lago di Paterno e il Santuario Galleggiante, tra storia e mito

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Considerato da Varrone e Plinio "l'ombelico d'Italia" per la sua posizione centrale, il lago di Paterno affonda le sue radici nella leggenda e nel mito. Situato in provincia di Rieti nel Comune di Castel Sant'Angelo, lungo la Salaria, è un piccolo bacino di forma ovale, ma molto profondo (dai 37 ai 54 metri) con una intensa attività sotterranea alimentata da una corrente molto forte e generalmente fredda che sopperisce alla mancanza di corsi d'acqua immissari ed emissari.

Il paesino di Paterno da cui prende il nome, si affaccia sul lago dalle colline sovrastanti che, orlate di boschi e villini, fanno da cornice al piccolo specchio d'acqua insieme ai resti della villa di Vespasiano. Meta di molti amanti della pesca, grazie alle sue sponde agibili e alla presenza di una variegata fauna composta da carpe, tinche, trote, persici e lucci, d'estate il lago è affollato di bagnanti in cerca di relax che possono scegliere tra le piccole spiagge attrezzate, boschi, prati e canneti.

IL SANTUARIO GALLEGGIANTE

Proprio nel mezzo del lago sorgeva anticamente un santuario galleggiante costruito su una piccola isoletta formata di calcare e torba: una struttura affascinante dedicata alla dea, che attirava viaggiatori e seguaci del suo culto. Questo caratteristico santuario galleggiante svolgeva anche la funzione di oracolo, divenendo presto un luogo di culto in tutta l'area sabina, complice l'intensa attività termale del territorio, tant'è che anche gli stessi Sabini, popolo guerriero, venerava Vacuna come dea della Vittoria.

I RESTI DELL'ANTICA CUTILIA

Si respira storia tra i paesaggi bucolici e incontaminati: in un'area di quattro chilometri tra Caporio, Cittaducale e Paterno si estendono i resti dell'antico complesso termale del Vicus Acqae Cutiliae, frequentato e utilizzato in epoca romana da Tito e Vespasiano. Andando ancora più a ritroso nella storia si arriva al mito, alla fondazione dell'antica Cutilia da parte dei Pelasgi che ne fecero, successivamente insieme ai Sabini, un luogo di culto legato alla venerazione della dea Vacuna che ne proteggeva le sponde.

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