Palazzo Montecitorio

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La vicenda del Palazzo iniziò nella prima metà del Seicento, quando Papa Innocenzo X Pamphilj commissionò a Gian Lorenzo Bernini la realizzazione di una residenza per i Ludovisi.
Nacque all'epoca la facciata dell'edificio, l'unico elemento mai modificato negli interventi successivi. Bernini​ seppe sfruttare il leggero dislivello della piazza, forse dovuto all'accumulo della terra proveniente dal Campo Marzio, elaborando una facciata curva, che accompagnava il suolo.
 
Del suo lavoro poco rimase quando Papa Innocenzo XII affidò il completamento dell'edificio a Carlo Fontana, incaricato di realizzare la sede della Curia Pontificia. A seguito dell'Unità d'Italia, il Palazzo venne acquisito dallo Stato Italiano per collocarvi la Camera dei Deputati. La prima sistemazione della struttura fu affidata al poco noto Paolo Comotto, ingegnere dei lavori pubblici, che chiuse il cortile interno per allestire una precaria sala assembleare. 
Troppo calda d'estate e fredda d'inverno, la sala fu chiusa e smantellata nel 1900. Dopo diciotto anni la Camera tornò a Montecitorio, a seguito dell'intervento massiccio di Ernesto Basile, che costruì un nuovo Palazzo alle spalle di quello berniniano. All'esterno è costituito da quattro torri e da una facciata decorata da imponenti gruppi scultorei; all'interno ospita molti uffici, l'aula delle assemblee, chiusa da un velario in vetro e ferro battuto in stile Liberty, e decorata da un dipinto di Aristide Sartorio.
 
L'ambiente più famoso però resta il Transatlantico, la sala dove i deputati della Repubblica si incontrano durante i momenti di pausa: il nome deriva dalle plafoniere che Basile disegnò sul modello di quelle delle navi da crociera. Oltre agli ambienti istituzionali, il Palazzo custodisce una significativa collezione d'arte, che comprende soprattutto opere moderne acquisite a partire dagli anni Trenta del Novecento.

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