Lago del Salto

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Il lago del Salto è il bacino artificiale più grande del Lazio, situato a circa 535 metri di quota. Le sue coste si snodano lungo un perimetro di 57 chilometri, dischiudendo alla vista un'incantevole varietà di paesaggi: coste frastagliate, insenature e fiordi, valli scavate da torrenti. Il movimento delle acque, con le sue variazioni di livello, genera i caratteristici calanchi lungo le sponde. Un paesaggio meraviglioso, unico in Italia. I due versanti del lago sono nettamente diversi: su quello esposto a sud-ovest, si addensano i paesi e i campi coltivati, mentre quello esposto a nord-est è più solitario e coperto da boschi di querce e castagneti. 
 
Abbracciare tutto il Salto con uno sguardo è dunque impossibile, tuttavia dalla diga, che si trova all'estremità nord-occidentale, in località Santa Lucia, si ha una buona vista sul bacino le cui acque turchesi paiono perdersi in lontananza, scomparendo all'orizzonte. Da qui la strada corre a zig zag lungo gli argini, segue le insenature, passa su tanti piccoli ponti, per tagliare il lago all'altezza di Fiumata. I paesi rivieraschi sono quattro: Borgo San Pietro, Teglieto (patria del brigante Viola), Fiumata e Sant'Ippolito. Furono tutti inghiottiti dalle acque del Salto e ricostruiti a monte, sulle rive, ma hanno continuato a vivere a stretto contatto con il lago. Ancora oggi, quando le acque si ritirano, i vecchi paesi sembrano voler riemergere dal fondo dell'acqua e vi è chi si inoltra, sfidando il freddo (l'acqua ha una temperatura di 10°C) e il buio, per visitarne i resti sommersi. Di Borgo San Pietro si sono salvati gli affreschi della scuola di Giotto che ornavano una cappella del duecentesco Monastero delle Clarisse. I capolavori furono staccati e ricomposti nel nuovo edificio insieme alla cappella, ricostruita pietra su pietra.  Un'escursione in questa zona del lago sarà ripagata, oltre che dalla visione di stupendi paesaggi di verde e azzurro, dalla scena del tutto singolare del campanile dell'antica chiesa che emerge dalle acque.
 
Biodiversità
La più visibile è l'avifauna. Anatre, aironi e limicoli frequentano le aree dei laghi del Cicolano, in particolare durante i passi e nei mesi invernali. Tuttavia la maggioranza delle specie animali che frequentano la zona è legata agli ambienti più diffusi, cioè quelli forestali. Querceti a caducifoglie, misti ad aceri, castagni, carpini e, più in alto, il manto omogeneo delle faggete, rappresentano infatti un notevole serbatoio di biodiversità. I settori più vetusti del bosco ospitano insetti rari e bellissimi, come i coleotteri Rosalia alpina e Cerambyx cerdo. L'avifauna comprende, tra gli altri, poiane e sparvieri, ghiandaie, cince, picchi rossi maggiori e picchi verdi. La presenza del lupo nella zona è legata a doppio filo all'aumento del cinghiale, sua preda d'elezione nell'area appenninica. Sporadici gli avvistamenti dell'orso, l'altro grande protagonista degli elenchi faunistici delle montagne del centro Italia.

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