Cinecittà, la “Hollywood sul Tevere”

  • facebook
  • twitter
  • Google Plus
  • email

La scelta di Roma come città deputata ad accogliere il complesso di stabilimenti cinematografici non fu semplice: c'erano infatti l'accanita concorrenza di Torino e la presenza della CINES, fondata nel 1904.

Destino volle però che nel 1935 i due teatri della CINES venissero distrutti da un incendio: fu così che l'allora presidente della compagnia stessa, Carlo Roncoroni, diede l'assenso per la costruzione del nuovo complesso sui terreni di sua proprietà.

Il progetto fu affidato all'architetto e urbanista Gino Peressutti.

Gli studi avrebbero avuto dimensioni imponenti, mai viste prima in Italia: si prevedevano settantatré edifici, tra i quali teatri di posa, laboratori di sviluppo e stampa, una scuola professionale e l'istituto LUCE, distribuiti su un'area di 14 ettari; i restanti 45 ettari sarebbero rimasti inutilizzati in attesa di future espansioni.

La prima pietra venne posta il 26 gennaio del 1936, ma Cinecittà fu inaugurata solo il 21 aprile 1937.

Fino al 1943 ospitò le riprese della maggior parte dei film italiani, e agli occhi di molti si identificò con il cinema nazionale stesso: nacque allora il 'mito di Cinecittà', che sarebbe durato a lungo.

Dopo l'8 settembre del 1943, a seguito dell'occupazione tedesca della Capitale e del vero e proprio saccheggio di tutti i materiali presenti, del quale le truppe tedesche si resero protagoniste, il complesso di Cinecittà cadde in rovina e la fine della guerra non coincise con un rilancio effettivo: con il Neorealismo infatti i cineasti si spostarono dai teatri alla strada, cercando riprese all'aperto.

Tuttavia la profonda crisi venne superata grazie al contributo americano, in particolare della MGM, che decise di girare a Roma diversi kolossal statunitensi tra i quali il famoso "Quo Vadis?"

I cineasti americani decisero di puntare su quella che loro stessi definirono la "Hollywood sul Tevere", in modo particolare per il basso costo delle straordinarie maestranze che in quegli anni erano impiegate a Cinecittà.

Questo valore aggiunto fu facilitato dai gravi danni inflitti a Roma dal regime fascista.

Gli sventramenti nel centro storico avevano infatti sconvolto il tessuto dei vecchi rioni e delle attività tradizionali: migliaia di esperti artigiani,  avendo perso casa e lavoro, erano andati ad abitare nelle borgate della periferia più lontana, dove, sradicati dal contesto sociale ed economico in cui avevano sempre vissuto, non avevano potuto ritrovare un'occupazione.

Cinecittà ebbe così a disposizione un prezioso gruppo di stuccatori, decoratori, muratori, carpentieri e falegnami, le cui altissime competenze trovarono applicazione nelle scenografie dei set cinematografici.

Nel 1958 gli Studi ospitarono le riprese di un colossal assoluto, "Ben Hur", con Charlton Heston.

Con questa grande opera Cinecittà rinacque e negli anni successivi vide moltiplicarsi il numero delle grandi produzioni straniere, tra le quali "Cleopatra" (1961, J. Mankiewicz), interpretato da Elizabeth Taylor e Richard Burton, "Il tormento e l'estasi" (1964, C. Reed), "La caduta dell'impero romano" (1964, A. Mann).

Tra la fine degli anni ‘50 e l'inizio degli anni 60 tornarono a Cinecittà anche molte produzioni italiane: Fellini con "La dolce vita", nel 1960, Visconti con "Le notti bianche", del 1957, Dino Risi nel '61, con "Una vita difficile".

Per oltre un quindicennio, dal 1958 al 1972, il cinema italiano basò la propria fortuna commerciale soprattutto sui generi, articolati in quattro filoni principali: il peplum (1958-1964) e il western (1962-1975), numericamente i più importanti, l'horror (1961-1966) e il film spionistico (1965-1967).

Tra il 1971 ed il 1976 altri famosissimi film vennero realizzati a Cinecittà: da "Roma" e "Amarcord" di Fellini, a "Morte a Venezia" e "Ludwig" di Visconti, a "Novecento" di Bernardo Bertolucci e "Salò o le 120 giornate di Sodoma" di Pier Paolo Pasolini, e fu in particolare grazie alle produzioni dei film western  che gli Studi conobbero il periodo di massimo splendore del dopoguerra.

Negli anni 80, nonostante Federico Fellini avesse scelto proprio Cinecittà per "E la nave va" (1983), Sergio Leone girasse lo spettacolare "C'era una volta in America" (1984) e Bernardo  Bertolucci "L'ultimo imperatore", nel 1987, la produzione degli Studios continuò a diminuire.

La profonda trasformazione di Cinecittà è degli anni 90, con l'ingresso delle tecnologie digitali e l'ampliamento delle strutture, addirittura quadruplicate nella cubatura, per far posto a ben 22 teatri di posa, contro i 12 esistenti.

Questi interventi così radicali hanno ottenuto l'effetto sperato, di attrarre di nuovo le grandi produzioni straniere: tra i tanti, sono stati girati nella cittadella romana del cinema "Le avventure del barone di Munchausen" di Terry Gilliam nel 1989 e nel 1990 "Il padrino ‒ parte terza" di Francis Ford Coppola; Renny Harlin ha girato "Cliffhanger" nel 1993, Anthony Minghella "Il paziente inglese" nel '96 ed infine Martin Scorsese "Gangs of New York" nel 2002.

Negli ultimi anni a Cinecittà sono state girate anche importanti serie televisive come "Rome", la produzione anglo-italo-americana tra le più costose della storia, ambientata a Roma nel periodo in cui la Repubblica, ormai morente, è scossa dalle guerre civili.

Per maggiori informazioni:

www.cinecittastudios.it

 

Mappa

Dettaglio mappa

Galleria