Elsa Morante

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Nata a Roma nel 1912 da una relazione extraconiugale della madre, Irma Poggibonsi con Francesco Lo Monaco, trascorre la sua infanzia insieme ai suoi tre fratelli minori nel quartiere popolare di Testaccio in casa di Augusto Morante, istitutore al riformatorio per minorenni e suo padre soltanto nominalmente. Terminato il liceo, l'adolescente Elsa va via da casa: per mantenersi dà lezioni private ed inizia a collaborare con diverse testate giornalistiche.

Morante iniziò quindi giovanissima a scrivere filastrocche e favole per bambini, poesie e racconti brevi, che a partire dal 1933 fino all'inizio della seconda guerra mondiale, furono via via pubblicati su varie riviste di diversa natura tra le quali si ricordano "Corriere dei piccoli", "Meridiano di Roma", "I diritti della scuola" e soprattutto "Oggi" sulla quale scrisse anche con gli pseudonimi di Antonio Carrera e di Renzo o a volte Lorenzo Diodati.

Nel 1936 conobbe lo scrittore Alberto Moravia che sposò il 14 aprile 1941; insieme incontrarono e frequentarono i massimi scrittori e uomini di pensiero italiani del tempo, tra cui più spesso Pier Paolo Pasolini (nel cui film Accattone recitò una breve parte come detenuta e col quale viaggiò in India), Umberto Saba, Attilio Bertolucci, Giorgio Bassani, Sandro Penna ed Enzo Siciliano.

Verso la fine della seconda guerra mondiale, per sfuggire alle rappresaglie dei nazisti, Morante e Moravia lasciarono Roma ormai occupata e si rifugiarono a Fondi, un paesino in provincia di Latina a pochi chilometri dal mare. Tale parte dell'Italia Meridionale appare di frequente nelle opere narrative successive dei due scrittori; Elsa Morante ne parla soprattutto nel romanzo La Storia che uscì nel 1974.

Il primo romanzo che pubblicò nel 1948 "Menzogna e sortilegio" si impone ad un vasto pubblico e vinse il Premio Viareggio; nel narrare i casi di una benestante famiglia meridionale destinata alla decadenza, attraverso lo sguardo tormentato di una giovane donna isolatasi dal mondo, la Morante si allontana nettamente dall'imperante modello neorealistico. Sin dall'inizio emerge la sua predilezione per il magico e la fantasticheria, in una chiave tuttavia caricata di angoscia dal confronto con la realtà.

Il medesimo tema è al centro del successivo "L'isola di Arturo" nel 1957, vincitore del Premio Strega e dal quale il regista Damiano Damiani trasse un film omonimo, dove intenso è lo scarto fra l'infanzia serenamente immersa nella natura del protagonista ed il dolore generato dalla fine della mitizzazione della figura paterna: in questa dimensione paradisiaca che immancabilmente si dissolve nel contatto con la consapevolezza, risiede il nucleo dolente della poetica dell'autrice.

Nel decennio dei ‘60, provata da dolori privati (la chiusura del rapporto con Moravia nel 1961) e coinvolta dalle inquietudini del periodo, licenzia un testo d'intervento diretto quale "Pro o contro la bomba atomica" (1965) ed il suggestivo "Il mondo salvato dai ragazzini" (1968): qui, sulla scorta della fiducia riposta nei "ragazzetti celesti", celebra ancora l'utopia di un'esistenza svincolata da lacci e lacciuoli, inclusi quelli imposti dalle società strutturate, in un misto di poesia, canzoni e dialoghi.

Il parteggiare apertamente per gli umiliati e gli offesi caratterizza sostanzialmente la sua opera di maggior successo "La storia" del 1974, in virtù di un linguaggio piano e semplice e di una trama - le vicende d'una famigliola romana durante la tragedia del secondo conflitto mondiale - coinvolgente, seppur con qualche concessione al populismo.

L'ultimo romanzo di Elsa Morante fu "Aracoeli" pubblicato nel 1982, all'insegna di un pessimismo che non può essere riscattato, di una disperazione lucida che neppure nel ricordo trova conforto: l'itinerario nella memoria di Manuele, proteso a ricostruire l'adorata immagine materna, si chiude nella constatazione che fra lui e la genitrice "si stende una sassaia deserta" (C.Garboli). La stessa, probabilmente, che divide ormai da tutto e tutti Elsa Morante, costretta per parecchi anni ad una dolorosa immobilità in clinica prima di spegnersi, nel 1985.

I suoi manoscritti sono conservati alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, che ha ospitato due mostre dedicate alla scrittrice: la prima nel 2006 (Le stanze di Elsa) e la seconda nel 2012 (Santi, Sultani e Gran Capitani in camera mia).


 

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