Mausoleo Ossario Garibaldino

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Il Mausoleo sorge nei pressi della chiesa di S. Pietro in Montorio dove, tra il 30 aprile ed i primissimi giorni di luglio 1849, si svolse l'ultima strenua difesa guidata da Giuseppe Garibaldi della Repubblica Romana proclamata il 9 febbraio dello stesso anno.

L'esigenza di ricordare degnamente i caduti per Roma fu posta con forza all'indomani della presa di Porta Pia. Nel 1878-79 lo stesso Garibaldi e il figlio Menotti furono tra i promotori della legge che riconobbe nel Gianicolo il luogo dove raccogliere i resti dei patrioti caduti nelle battaglie per Roma Capitale d'Italia. Fu quindi realizzato il primo sepolcreto sulla base di minuziose ricognizioni effettuate per individuare le salme, alcune delle quali erano tumulate al Campo Verano, mentre quelle del 1870 erano ancora sepolte sui luoghi delle battaglie presso le Mura.

L'idea di realizzare un Mausoleo fu ripresa negli anni Trenta del ‘900 da Ezio Garibaldi, figlio di Ricciotti, intitolata all'eroico nonno, e proposta al Governo, che la fece propria sostenendone i costi.
L'opera fu quindi realizzata in due anni su progetto dell'architetto Giovanni Jacobucci e venne inaugurata il 3 novembre del 1941, anniversario della battaglia di Mentana, con una solenne cerimonia che ebbe il suo momento più rappresentativo nel trasporto dal Vittoriano al nuovo Sacrario delle spoglie di Goffredo Mameli, il giovane poeta autore dell'Inno d'Italia, morto il 6 luglio del 1849, a soli 22 anni, in seguito alle ferite riportate combattendo proprio sul Gianicolo.

Il nucleo centrale del monumento è costituito da un'ara ricavata da un unico blocco di granito rosso di Baveno (Lago Maggiore), con bassorilievi a figurazioni allegoriche ispirate all'antichità romana, racchiusa da un austero quadriportico in travertino aperto da tre archi a tutto sesto su ogni lato e circondato da gradinate. Sul prospetto principale è leggibile l'iscrizione: "Ai caduti per Roma 1849-1870", mentre sull'attico ricorre a rilievo su tutti i lati la scritta "Roma o morte". Agli angoli del monumento sono collocati tripodi in bronzo con teste di lupa che riportano i luoghi e le date delle battaglie più significative per la liberazione della città.

Tra i numerosi caduti che accoglie il sacrario interno ed i cui nomi sono incisi nelle lapidi lungo le pareti si ricordano Ciceruacchio, l'audace popolano Angelo Brunetti ed i suoi due figli fucilati a Ca' Tiepolo in Veneto, Andrea Aguyar, più noto come il fedele "Moro di Garibaldi", Goffredo Mameli, Francesco Daverio, Enrico Dandolo, Luciano Manara, Emilio Morosini, Giacomo Venezian, Edoardo Negri e tra le donne Giuditta Tavani Arquati e Colomba Antonietti Porzi.
Tantissimi anche gli sconosciuti, dagli ufficiali di stato maggiore ai tamburini di 16, 14 e 11 anni.

In tutto il monumento numerose sono le iscrizioni che ricordano fatti, luoghi, pensieri e testi legati alle vicende storiche e ai personaggi che vi sono celebrati, come le due lapidi della cripta con gli Ordini del giorno del Municipio e del Triumvirato Romano (Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi, Carlo Armellini) e l'epigrafe a mosaico estrapolata dagli scritti mazziniani.


Per maggiori informazioni :
Da martedì a domenica 9.00-13.00
Celebrazioni:
- 9 febbraio (proclamazione della Repubblica Romana del 1849)
- 6 luglio (anniversario della morte di Goffredo Mameli, 1849)

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