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Un presepe tra i platani, presso il Santuario di San Felice all’Acqua, a Cantalice, con le immagini digitalizzate da un dipinto di Pinturicchio. Ideato dai residenti del luogo, adottato dalle cinque Confraternite religiose del Paese, patrocinato dalla Pro Loco e dall’Amministrazione Comunale, si appresta a ricevere l’intera comunità dell’intorno, che si ritroverà insieme con il suo Vescovo, per cogliere “il mirabile segno del presepe”, giusta la Lettera Apostolica di Papa Francesco, inviata da Greccio il 1° dicembre scorso.  Monsignor Domenico Pompili, accompagnato dai parroci ms. Gottardo Patacchiola e don Nicolae Zamfirache, farà visita al presepe di San Felice all’Acqua il 23 p.v., alle ore 20.00, per un momento di meditazione e di preghiera. Il Santuario di San Felice all’Acqua, nei pressi di Santa Maria della Foresta, oggi sul Cammino di Francesco, è un luogo di tradizionale pellegrinaggio assai caro ai Cantaliciani, ma anche alle popolazioni circostanti, come attestano documenti plurisecolari.

Qui Felice Porri, prima di farsi religioso di San Francesco, ancora bifolco tra queste campagne, avrebbe fatto scaturire una sorgente, presso la quale molte persone, nei secoli successivi, affermarono di aver ricevuto grazie, per intercessione di quell’umile contadino nel frattempo fattosi “minore”, e proclamato Beato dalla Chiesa. Oggi è il Santo patrono di Cantalice e co-patrono della diocesi di Rieti, insieme con Santa Barbara.

Felice, seguendo a distanza di tre secoli l’esempio mistico del padre spirituale San Francesco, fu assiduo cultore del presepio e lo organizzò ogni anno nel convento di San Bonaventura in Roma, dove risiedeva. In prossimità del Natale, visitava i presepi che si allestivano nelle basiliche romane e inventava canzoncine di gloria per il Piccolo Salvatore, per poi cantarle invitando gli astanti a fare altrettanto. E mentre cantava, ballava avvolto di luce mistica, secondo alcune testimonianze. Ma soprattutto, fra Felice ardeva nel desiderio di poter stringere tra le braccia Gesù Bambinello. Che è poi l’immagine consueta con la quale conosciamo il Santo, allorché la Vergine in trono glielo affida confidente, durante una estatica meditazione.

Un presepe allestito sulle terre già dissodate dal bifolco di Dio Felice Porri, rabdomante divenuto in seguito “aratore di anime”, rimanda alla tradizione contadina dei nostri antenati, ai suoi valori di solidarietà tra gli uomini e di cura amorevole e quotidiana per la natura e l’ambiente che ci sostenta, e tuttavia richiedono tutela e protezione.

Le figure centrali del presepio rimandano naturalmente, oltre che cristianamente, al mistero della nascita [che per i cristiani «contiene diversi misteri della vita di Gesù e li fa sentire vicini alla nostra vita quotidiana» (Lett. Apostolica, § 2)] e al valore della cura per l’essere umano, “specialmente per i fratelli e le sorelle più bisognosi” (Lett. Apostolica, § 3).

Un presepio presso il Santuario di un Santo Cappuccino, rimanda direttamente alla più genuina tradizione francescana di umiltà, di povertà nell’essenziale, di pacificazione quotidiana, di stimolo della volontà buona.

L’eco francescana, che dall’Acqua di San Felice risponde alla voce di Greccio, si fa ancora presepio e invita a mettersi in cammino per visitarlo e raccoglierne il messaggio, con la semplicità di chi sa meravigliarsi ancora persino nella banalità del quotidiano e di chi sa ancora fremere di gioia nel rincontrare un amico d’infanzia, il quale ci invita a chiederci perché nasciamo, perché viviamo e verso dove camminiamo.

Dal presepio vivente del 1223 , da Francesco d’Assisi a Felice da Cantalice, il filo del tempo si snoda fino a oggi e ci richiede di tenerne il capo nell’azione di ogni giorno, dopo che ogni mattino ci risvegliamo e nasciamo di nuovo.

 

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