A caccia dei colori d’autunno: foliage in Sabina

E’ arrivato l’Autunno, nella wishlist delle speciali cose da fare bisogna assolutamente mettere il foliage l’ultimo incantevole spettacolo, che la natura offre prima del congedo invernale, durante il quale le foglie si tingono di mille sfumature rosse, arancioni, gialle e marroni, donando ai paesaggi un exploit di colori caldi, struggenti, suggestivi e romantici.

La stagione sogno di ogni fotografo: la varietà di conifere e latifoglie che si stagliano su un tappeto di muschio, bacche e frutti di bosco dà vita a una ricca tavolozza che comprende tutte le sfumature di verde, arancio, blu, rosso e giallo. L’effetto è talmente straordinario che non immortalarlo sarebbe un peccato… mortale!

Dato che tutte le fiabe hanno luogo nei boschi e chi sceglie di camminarvi desidera vivere la propria, lasciandosi alle spalle i rumori ed il grigiore della città, partiamo dalla Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile, l’Area Protetta con due piccoli laghi situata al centro della conca di Rieti, solcata dalle acque del fiume Velino, circondata da canneti e lembi di bosco igrofilo, sullo sfondo maestoso del Terminillo, luogo ideale per il birdwatching nel periodo dei passaggi migratori.

La Riserva, infatti, offre la possibilità di scoprire l’unicità di questo ambiente lacustre attraverso le attività della Stazione di Inanellamento, operante dal 2001, che consente di individuare le specie che frequentano il territorio e le rotte di migrazione, le aree di sosta e la biologia degli uccelli.

Passando vicino alle Sorgenti di Santa Susanna, tra le prime in Europa per portata d’acqua si sale fino al borgo di Rivodutri con la sua porta Alchemica fino ad arrivare, in località Cepparo, al Monumento naturale Faggio di San Francesco, un faggio secolare che la tradizione vuole legato al mito e al culto della vita di san Francesco d’Assisi, di estrema suggestione per la particolare forma ad ombrello della sua chioma.

Si riparte in direzione del Monte Terminillo, tornante dopo tornante si ammira la natura nei suoi colori più vivi, è la salita storica dell’Italia Peninsulare, la strada disegnata negli anni trenta, con criteri moderni ingegneristici e progettata dal padre di Vittorio Gassman. Appena aperta, entrò nella storia del ciclismo, nella primavera del ’36 ad inaugurarla fu il transito del Giro d’Italia, con la prima cronoscalata della storia del ciclismo, che fu vinta da Olmo, l’anno dopo fu invece l’inimitabile Bartali a trionfare.

Per arrivare alla “montagna di Roma” dalla conformazione orografica e delle peculiarità climatiche, tipiche di una stazione di villeggiatura montana di tipo alpino. In realtà poche montagne alpine hanno falesie svettanti di oltre 1800 metri dal fondovalle, come il versante sud reatino… tra querceti e faggete da un lato e opere di impianto di aghifogli per conferire una parvenza più alpina dall’altro.

Il sito è l’unico del comprensorio montano dove sono distribuite le formazioni arbustive a ginepro nano, mentre ai limiti superiori della faggeta è segnalata la presenza di popolazioni di betulla, specie assai rara nel Lazio. Una flora che proprio in autunno, quando il sole del primo mattino è ancora basso, il cielo blu cobalto, intenso come può esserlo solo in questo periodo, si colora di mille sfumature. Le tipiche foschie estive lasciano campo all’aria limpida e tersa. La vegetazione inizia ad assumere i colori tipici della stagione…

Lasciato l’ampio piazzale di Campoforogna si imbocca una strada di carattere quasi ‘dolomitico’, la c.d. turistica del Terminillo che, scollinando a Sella di Leonessa , il passo appenninico che si trova a circa 1900 m s.l.m, mette in comunicazione la città di Rieti con il borgo di Leonessa. Questa zona è frequentata sia dagli appassionati di escursionismo sia da ciclisti, proprio per la particolarità del percorso che ha un dislivello di 1380 metri ed una pendenza che arriva quasi al 13%, diventando una bella sfida anche per i motociclisti.

La zona intorno al Massiccio del Terminillo, la più importante di tutta la catena che divide il Lazio dall’Abruzzo, raggruppa anche le cime più elevate. Tra queste appunto il Monte Terminillo (2217 m), il Monte Elefante (2015 m), il Monte Terminilletto (2015 m), il Monte Sassetelli (2184 m) e il Monte Cambio (21081 m).

Per quanto riguarda il paesaggio, tra i punti più belli troviamo la Gola di Vallonina. Si trova accanto alla strada che porta alla Sella di Leonessa, e merita una visita insieme ai prati di San Vito e la Valle del Fuscello.

Immancabile una sosta nel borgo di Leonessa, una tra le più apprezzate mete, soprattutto invernali, per appassionati di escursionismo, sci e montagna. Leonessa è sia paese di montagna sia cittadina d’arte, con un invitante centro storico caratterizzato da case medievali e portici, nobili palazzetti rinascimentali e barocchi, chiese gotiche di grande interesse, dalla chiesa di S. Francesco dove si può ammirare il grandioso presepe in terracotta policroma del Cinquecento. Al Museo civico, grande archivio-raccolta della cultura popolare dell’alta Sabina con materiale fotografico, filmico, audio. A Leonessa non manca la possibilità di gustare i prodotti e le ricette che meglio raccontano il territorio, tipici del periodo autunnale: il farro e le patate.

Da Posta fino ad Antrodoco si attraversano le Gole del Velino, un patrimonio paesaggistico caratterizzato da una natura ricchissima di vegetazione e di meravigliosi fenomeni carsici e grotte. Il territorio angusto è percorso a fondovalle dalla Via Salaria, che attraversa massicce rocce sotto imponenti tagliate della montagna, e dal fiume Velino che ha scavato una forra profondissima intervallata da cascate e limitata da pareti a precipizio dando vita a uno scenario suggestivo ed emozionante.

Percorrendo questa strada in automobile si ha subito accesso allo spettacolo della natura dal quale si viene inevitabilmente affascinati. Il ramo più vecchio della S.S.4 passa per il borgo di Sigillo il cui nome evoca proprio l’impervio sbarramento che la natura oppone al passaggio per questa valle. Antrodoco con i suoi castagneti ricchi dei pregiati frutti conosciuti come “Marrone antrodocano”.

Tornando verso Roma un’ultima sosta è d’obbligo al Lago del Turano, da subito si ha la sensazione di trovarsi in un altro mondo, dove tutto scorre più lento, i colori sono più vivi, e l’insolenza dei rumori, dello stress, dell’ansia s’inibisce d’incanto. Si va alla scoperta del territorio, in mezzo ai boschi di cerri, aceri, salice e pioppo bianco, sotto i selvaggi monti Navegna e Cervia che costituiscono l’omonima riserva regionale, attorno al lago.

Lungo il tragitto vari appezzamenti di castagneti di grandi dimensioni, alcuni di quasi 300 anni, unici per la loro forma straordinaria, possenti e contorti dal tempo che passa, i cui rami s’intrecciano a creare onde e nodi dalla bellezza inusuale. Diverse le varietà di castagne, da quella Marrone di Antrodoco alla Rossa del Cicolano, la più diffusa che si caratterizza per il sapore delicato e dolce, con non più di tre frutti per riccio e di forma tondeggiante.

E poi ci sono i paesi che si specchiano sulle acque del Turano, come Castel di Tora e Colle di Tora. Il borgo medievale, tra quelli più belli d’Italia, di Castel di Tora con la sua rocca a forma di torre pentagonale a picco sul lago, è divenuto quasi un simbolo dell’intera valle; mentre Colle di Tora colpisce per la sua pittoresca posizione sulla penisoletta che dà inizio alla parte più frastagliata e spettacolare del bacino.

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