Non ci resta che piangere Ft wikipedia.org

“Arrivederci Maestro”! Leonardo da Vinci, Massimo Troisi e un divano

Che c’entrano Leonardo da Vinci, Massimo Troisi e un divano? A 500 anni dalla scomparsa di Leonardo da Vinci e a 25 da quella di Massimo Troisi, vogliamo omaggiare i due geni con il “divaning”. Non sapete di cosa stiamo parlando?!

Fa caldo? Piove? Tutte scuse, non vi va di uscire di casa. E allora mettete la vostra tuta più comoda e… non andate a correre! I più trendy lo chiamano “divaning” ed è una disciplina “molto seria” da praticare rigorosamente indoor. Ecco come funziona. Sprofondate nel divano, in un ozio vergognosamente desiderato, e (ri)vedetevi un vecchio film! I compagni di viaggio? Pochi ma buoni: una valanga di pop-corn, il telecomando a portata di mano e il plaid, quello della nonna, tanto brutto quanto avvolgente.

Tra gli “unforgettable”, quelle vecchie pellicole d’autore dove i grandi attori, spesso ai primordi della carriera, calcarono alcune location nel Lazio, abbiamo pensato a “Non ci resta che piangere”.

Ambientato nel “Mille e quattrocento quasi Mille e cinque”, entriamo nelle vicende rocambolesche di Massimo Troisi nei panni di Mario, timido bidello in “viaggio nel tempo” con Saverio, il maestro interpretato da Roberto Benigni. Dopo un temporale, i due amici sono catapultati nel 1492. Saverio tenterà di dissuadere Cristoforo Colombo dal partire alla scoperta dell’America, per evitare che, tornati nel 1900, sua sorella si fidanzi con l’americano che la fa patire per amore.

Non ci resta che piangere
Non ci resta che piangere

Iniziamo il nostro tour nel Lazio, dove fu quasi interamente girato “Non ci resta che piangere”. Sapreste riconoscere i borghi e panorami laziali in questo film cult del 1984?

Tutto inizia dai due protagonisti che, stanchi dell’interminabile attesa al passaggio a livello, prendono una scorciatoia e si perdono nella campagna. Siamo a Capranica, in quel borgo cinquecentesco dell’Etruria meridionale che, nel 1300, ospitò Petrarca. L’auto di Mario è in panne e, travolti da un temporale improvviso, un fulmine colpisce l’albero che li riporta indietro nel tempo di 500 anni. Nella finzione siamo in Toscana, nella realtà ci troviamo nei dintorni del lago di Bracciano, lo specchio d’acqua d’origine vulcanica che lambisce le rive dei borghi di Bracciano, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano.

Ignari del loro destino, giunge la notte che trascorrono nella locanda “Al Gatto Rosso” a Guidonia Montecelio, la stessa dalla quale fuggono impauriti il mattino seguente, dopo aver scoperto di essere piombati nel “Mille e quattrocento, quasi Mille e cinque” a Frittole, città toscana immaginaria ricostruita negli Studios di Cinecittà.

GUIDONIA MONTECELIO RM - Non ci resta che piangere

Lo sgomento genera reazioni differenti: Saverio indossa abiti medievali e inizia ad ambientarsi a Frittole; Mario non si rassegna, non esce dal palazzo di Vitellozzo, che li ospita, e si affaccia timidamente dalla finestra per curiosare. Siamo a Sermoneta, uno de “I borghi più belli d’Italia” tra i monti Lepini. Dalla Loggia dei Mercanti, Mario sente il predicatore ripetere “Ricordati che devi morire”. È questa una delle scene passate alla storia nel cinema italiano, quando Troisi risponde “Sì, sì … no, mò me lo segno proprio, non ti preoccupare”.

SERMONETA LT loggia dei Mercanti - Non ci resta che piangere

Ad un tratto, Mario smette di voler disperatamente tornare nel 1900 perché colto da un altro colpo di fulmine: s’innamora di Amanda Sandrelli, nelle vesti di Pia, durante la Messa nella chiesa di Santa Maria in Celsano a Santa Maria di Galeria, un piccolo borgo agricolo nella Campagna Romana tra Roma e Cesano.

Siamo dunque nell’anno 1492, vi ricorda qualcosa? Ai due protagonisti salta in mente un’idea geniale (o folle?): vogliono fermare la partenza di Cristoforo Colombo alla scoperta dell’America, così la sorella di Saverio non potrà incontrare il fidanzato statunitense e soffrire per l’amore travagliato. Il lungo viaggio gli farà incontrare personaggi assurdi che hanno generato tormentoni ancora oggi in voga, come il doganiere al castello di Rota a Tolfa, con l’indimenticabile “Alt! Chi siete? Cosa fate? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!”.

Tolfa RM castello di Rota Un fiorino

Nella Selva di Paliano, invece, Benigni e Troisi convincono Leonardo da Vinci a costruire il treno a vapore. Come non ricordare Leonardo a 500 anni dalla sua morte, gli stessi 5 secoli che separano Mario e Saverio dalla loro epoca reale? La Selva di Paliano e Mola di Piscoli è un monumento naturale dal 2011 dove il birdwatching è d’obbligo: siamo in uno dei più grandi parchi d’uccelli d’Italia, un’oasi fiabesca con numerose specie rare ed esotiche, volute e ricercate dall’antico proprietario Antonello Ruffo di Calabria.

Selva di Paliano FR Non ci resta che piangere

Per non parlare di quando tenteranno di impressionarlo positivamente con domande “argute” del tipo “ma 9×9 farà 81?”, mentre il genio quattrocentesco fa degli esperimenti astrusi al laghetto del Pellicone nel Parco archeologico di Vulci.

Montalto di Castro VT Parco di Vulci - laghetto del Pellicone

Dalla Maremma Laziale ci spostiamo alla fantomatica Palos per tentare di mutare le sorti della storia mondiale. Sono vani i tentativi di Mario e Saverio di anticipare i tempi o di cambiare il futuro, tanto quanto quello di insegnare a Leonardo a giocare a scopa. E voi, invece, siete riusciti a riconoscere le location nel Lazio in “Non ci resta che piangere”? Non mollate, “bisogna provare, provare, provare, provare, provare… e poi si riesce bene”, come insegna Pia a Mario per il lancio della palla in aria!

Non ci resta che piangere

Alzatevi dal divano e venite con noi e gli impareggiabili Benigni e Troisi, per la prima volta registi e attori in “Non ci resta che piangere”, a visitare Bracciano, Guidonia Montecelio, Capranica, Sermoneta, Tolfa, la Selva di Paliano, il Parco Archeologico di Vulci, Roma e gli Studios di Cinecittà! Passate voi a citofonare a Leonardo da Vinci?

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