Borbona

Borbona

Lungo la Via Salaria, nell’Alta Valle del Velino, sorge Borbona con il suo folclore e le antiche usanze: dal Canto a Braccio, al ballo delle “Pupazze”, alla sagra che celebra l’autoctono fagiolo, alla “Pasquarella” della centenaria Banda Musicale.

 

La realtà essenzialmente rurale del borgo ha favorito il sopravvivere di tradizioni e usanze che, pur adattandosi al mutare dei tempi, restano comunque ben radicate nel costume popolare. A fine maggio, in occasione della ricorrenza di Santa Restituta, come auspicio per un buon raccolto, è usanza seminare il Fagiolo Borbontino, rinomato per la buccia sottile che lo rende, senza perdere nel sapore, delicato in bocca e facilmente digeribile. Una sagra dedicata al legume si tiene la terza domenica di ottobre, per promuovere il prodotto dell’agricoltura locale.

Feste popolari accompagnate dalla Banda Municipale “Concezio Colandrea” di Borbona, nata nel 1894 e che ancora oggi con la sua Scuola di Musica avvicina i ragazzi al mondo della musica, una tradizione Borbontina che si tramanda di generazione in generazione… come l’usanza della “Pasquarella”, i musicisti che il giorno prima dell’Epifania passano di casa in casa suonando canzoni popolari della tradizione

Tra le arti anche la poesia diventa tradizione, profondamente sentita e praticata, con il “Canto a braccio”, che nasce dalle usanze dei pastori e dei contadini, che davano vita vere e proprie gare che presero il nome di “tenzoni” in cui i poeti-pastori si rispondevano a vicenda sfidandosi a chi era maggiormente sarcastico o poetico, utilizzando la stessa metrica dei grandi classici, cioè l’ottava rima in versi endecasillabi.

Un momento conclusivo di queste feste è rappresentato dal ballo della “Pupazza”, grottesco manichino di cartapesta, all’interno del quale una persona balla al suono della tarantella. Il manichino è ricoperto di fuochi d’artificio che bruciano durante tutta la durata della danza, al culmine della quale verranno accesi tutti insieme in una finzione di falò in cui arde la “Pupazza” stessa.

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