Pasolini regista

Buon compleanno Pasolini!

Pier Paolo Pasolini, una firma indelebile nella letteratura, nel cinema, nel giornalismo e persino nella musica. Il 5 marzo 2020 avrebbe compiuto 98 anni e “Tanti auguri” lo intoniamo nel Lazio, dove il suo passaggio ha cambiato la storia del Novecento.
Cresciuto principalmente in Friuli e approdato a Roma, ha narrato impavido le inquietudini del secondo dopoguerra criticando la nuova generazione, i protagonisti del Sessantotto, la borghesia e la società dei consumi. Ancora molto giovane, negli anni 40 inizia a combattere con la penna il provincialismo ottuso, un’anticipazione di più di 30 anni degli “Scritti corsari”, la raccolta di articoli che si oppongono ai falsi fanatismi delle nuove generazioni degli anni 70.

All’università si appassionò ai film di René Clair, un maestro nel saper trasferire nella commedia leggera la tragicomicità della quotidianità dei più bistrattati nella periferia, peculiarità delle opere di Pasolini. L’interesse per gli scritti freudiani e la poesia di Montale e Ungaretti lo ispirarono nei primi dialoghi in versi. Scelse di scriverli in friulano, sottolineando sin dagli albori la sua attenzione ai dialetti.

Inizia la Seconda Guerra Mondiale, diserta a Casarsa in Friuli dove comprende la sua vera identità sessuale. Paleserà la sua omosessualità in un romanzo autobiografico inizialmente intitolato “Quaderni rossi”. Siamo di fronte a “Il romanzo di Narciso”, mai terminato. Pasolini approfondisce i temi politici con la lettura di Marx e Gramsci, mentre gli incontri con i giovani contadini sono lo spunto per scrivere “Il sogno di una cosa”, pubblicato dopo 15 anni.

Negli anni 50 si trasferisce nel ghetto ebraico a Roma e trova un lavoro come insegnante a Ciampino, dove lo ricorda la Biblioteca Comunale “Pier Paolo Pasolini” con delle raccolte a lui dedicate. Tra gli altri, terminò la stesura de “La meglio gioventù”, la raccolta di poesie dialettali iniziata in Friuli, pubblicata nel 1954 e vincitrice del Premio Giosuè Carducci.

ROMA MONTEVERDE targa Pasolini a via Ozanam
targa per Pasolini a via Ozanam

Il suo ruolo dirompente nel panorama della cultura italiana è ormai indiscusso quando pubblica il primo romanzo nel 1955, “Ragazzi di vita”. Il tema della prostituzione omosessuale maschile meriterà applausi dal pubblico e accuse spietate dai critici, precludendogli l’accesso al Premio Strega e al Premio Viareggio. Straordinariamente neorealista la descrizione del quartiere romano di Monteverde degli anni 50, dove ancora oggi i muri conservano il ricordo indelebile dello spicchio di vita che trascorse qui.

Durante le passeggiate notturne sul lungotevere conosce Sergio Citti, l’imbianchino che gli insegnerà il romanesco. È in questo periodo che vive nella borgata periferica di Rebibbia, assorbendone l’essenza, il dialetto e la veracità romana che lo ispireranno nel mondo del cinema, dove fa ingresso alla metà degli anni 50. Mentre scrive la sua prima sceneggiatura autonoma per “La notte brava”, pubblica “Una vita violenta” che, ancora una volta, non riceverà né il Premio Strega né il Premio Viareggio. Singolare la descrizione della lotta tra quartieri periferici in cui il protagonista uccide alla Garbatella un “nemico” di Tor Marancia.

FRANCO CITTI - ACCATTONE

Pasolini inizia gli anni 60 con l’“Accattone”, il primo vero film girato con i suoi caratteristici primi piani e quella schiettezza nella narrazione della vita degli “ultimi”, tipica del Neorealismo. Il protagonista è Franco Citti, il fratello di Sergio, mentre Bernardo Bertolucci lo supporterà nella regia. La sua amicizia con Moravia ed Elsa Morante valse a quest’ultima una piccola partecipazione nella pellicola nei panni di una detenuta. Uscito nel 1961, fu il primo film italiano vietato ai minori di 18 anni. Il titolo è il soprannome del protagonista, un sottoproletario romano senza speranza che sopravvive tra prostituzione, carcere, povertà e amore. È questa una fotografia spietata e grottesca della periferia estrema al Pigneto, un quartiere popolare e degradato allora, oggi riqualificato tanto da essere annoverato tra i simboli della Roma by night multiculturale all’ombra dell’Acquedotto Romano. Riscosse molto successo soprattutto fuori dall’Italia, fu presentato al Festival di Venezia come “fuori concorso” e vinse il 1° premio per la regia al Festival Internazionale del Cinema di Karlovy Vary nel 1962.

MAMMA ROMA Anna Magnani sul set con Pasolini
Anna Magnani sul set di “Mamma Roma” con Pasolini

Insieme a Sergio Citti, si dedica alla sceneggiatura di “Mamma Roma” con Anna Magnani e l’immancabile Franco Citti. Le vicende del sottoproletariato tra le zone periferiche romane di Casal Bertone, il Quadraro, Tor Marancia, il Parco degli Acquedotti fino a Guidonia Montecelio ebbero un grande successo alla Mostra del Cinema di Venezia del 1962 ma anche l’ennesima denuncia per oscenità.

Ispirato dalla lettura del Vangelo di San Matteo e dall’apertura di papa Giovanni XXIII al dialogo tra cristiani e marxisti, gira un film sulle Sacre Scritture. La ricerca di un interprete di un Cristo dai lineamenti forti fu ardua fin quando, quasi per caso, scopre in Enrique Irazoqui il protagonista de “Il Vangelo secondo Matteo”. Alla ricerca della location per la scena del Battesimo di Gesù, scoverà la Torre di Chia a Soriano nel Cimino. Fu un grande successo in Europa e vinse il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria e il premio O.C.I.C alla Mostra di Venezia nel 1964, e il Nastro d’Argento al miglior regista nel 1965. Alla Torre di Chia trascorrerà gli ultimi anni della sua vita per lavorare su “Petrolio”, il romanzo pubblicato postumo nel 1992 in cui, alcuni dicono, le denunce ad alcuni colossi industriali gli costarono la vita.

SORIANO NEL CIMINO - VT TORRE DI CHIA

Pasolini fu affascinato da questa torre che svetta a oltre 40 metri nella valle del Tevere, tra i castagneti e le cascate di Fosso Castello. Siamo a Chia, una frazione di Soriano nel Cimino sopra una collina di tufo. Terra degli Etruschi in passato, il borgo vecchio è disabitato dagli anni 90. Sorse attorno al Castello Orsini, ordinato da papa Nicolò III Orsini nel 1200, poi proprietà di altre famiglie nobiliari, in fine divenne un carcere. Nel 2011, Soriano nel Cimino ha onorato Pasolini con un suo busto nella piazza principale di Chia.

“Uccellacci e uccellini” fa scalpore al Festival di Cannes e vince il Nastro d’Argento 1967 per il miglior soggetto originale, ironizzando sulla crisi del Partito Comunista Italiano e del Marxismo. Interpretato da Totò e Ninetto Davoli alle prime armi, è curioso scoprire che i titoli di testa e di coda scorrevano sulle note di Ennio Morricone e la voce di Domenico Modugno.

L’estro di Pasolini spazia anche nella creazione di sei tragedie teatrali e di poesie in musica, divenendo autore di “Il valzer della toppa” e “Cristo al Mandrione”, ambedue successivamente incise da Gabriella Ferri. Collaborerà anche nella stesura di “Che cosa sono le nuvole” per Domenico Modugno, poi reinterpretato 30 anni più tardi dagli Avion Travel.

Nei primi anni 70, scrive la sceneggiatura della cosiddetta Trilogia della vita. Fu un grande successo premiato con l’Orso d’Argento a “Il Decameron”, l’Orso d’Oro al Festival di Berlino a “I racconti di Canterbury” e il Grand Prix Speciale della Giuria per “Il fiore delle Mille e una notte” al Festival di Cannes.

“Salò o le 120 giornate di Sodoma” è l’ultimo film scritto e diretto da Pasolini e avrebbe avviato la Trilogia della morte. Realizzato negli Studios di Cinecittà, dopo tre settimane dalla scomparsa si Pasolini si vedrà nelle sale cinematografiche questo racconto del consumismo manipolatore delle anime. Solo nel 2015 sarà premiato al Festival di Venezia come miglior film restaurato nella categoria classici. Dopo 30 anni, Sergio Citti sosterrà che la morte di Pasolini fu forse causata da un tentativo finito in un delitto di recuperare il manoscritto di “Salò”, improvvisamente sparito.

ROMA OSTIA monumento Pasolini

Muore nel 1975, brutalmente picchiato di notte e travolto dalla sua automobile sulla spiaggia romana dell’idroscalo di Ostia, dove ora incontriamo il monumento a Pier Paolo Pasolini. Il corpo sarà riconosciuto da Ninetto Davoli e sarà accusato Pino Pelosi, ma tante sono le ipotesi per questo omicidio: da una rapina finita in tragedia al delitto politico, passando per l’omofobia.

Il nostro regalo di compleanno? Difficile indovinarlo per una personalità così complessa e controversa! Abbiamo scelto quegli spicchi di Lazio dove forse trovava la pace: il Giardino di Ninfa, fonte d’ispirazione e scambio creativo con altri letterati, o tra le dune di Sabaudia, in quei lunghi tratti sabbiosi pennellati dalla fitta macchia mediterranea dei quali amava il contrasto con l’urbanizzazione razionalista.

SABAUDIA LT dune di Sabaudia

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