fave pecorino

Fave, pecorino e musica, i must del 1° maggio

Nel Lazio, non è 1° maggio senza fave e pecorino, si sa, ma se #IoRestoaCasa e tutti fanno lo stesso, quest’anno come si fa senza scampagnate e soprattutto senza la musica in piazza San Giovanni in Laterano? Niente paura, fave e pecorino si rimediano e il Concertone storico ci sarà! Camminate con noi nella storia e nelle storie che hanno trasformato fave e pecorino in un must in questo giorno di festa e scoprirete che fine ha fatto il concertone del 1° maggio.

La tradizione della giornata di svago all’aria aperta risale ai tempi degli antichi Romani per celebrare l’arrivo della Primavera con un menù ricco di leccornie, sì, ma poco impegnative. Il desiderio di stare con chi si ama per augurargli felicità e prosperità si coniugava già allora con riposo e spensieratezza. L’abbinamento “fave e pecorino” con un bicchiere di vino esaudiva già allora questo desiderio: sfizioso ma economico, leggero e facile da preparare.

fiore di fava ft FB @stefano.mascellino.9
fiore di fava [foto da Facebook @stefano.mascellino.9]
Ma perché i nostri avi hanno scelto proprio questi due prodotti come simbolo della festa di primavera? Scartabellando testi classici, abbiamo scoperto con stupore che le fave crescevano nelle terre affacciate sul Mediterraneo già nel Neolitico e che le superstizioni le hanno fatto attribuire un significato inizialmente negativo. I Greci ritenevano che le macchie nere a forma di Tau sul suo fiore bianco indicassero il principio della parola tanatos ovvero “morte”, mentre dai gambi cavi credevano che le anime dei defunti risalissero dall’Aldilà.

Fave dei Morti novembre Ft FB @ilfratellodecicci
Fave dei Morti [foto da Facebook @ilfratellodecicci]
Pitagora, invece, descrive il baccello come l’accesso al mondo dei morti e i semi come custodi delle loro anime. Da qui l’usanza ancora viva di mangiare le “fave dei morti” per Ognissanti, i biscotti di mandorle tipici di Roma e dell’Italia centrale. Platone riteneva che il gonfiore causato dalle fave lo privasse della tranquillità spirituale necessaria nella ricerca della verità. E ancora, il sacerdote di Giove non poteva mangiarla né toccarla, il Pontefice Massimo neanche nominarla e Plinio la considerava la malefica causa di incubi nei quali le divinità comunicavano i cattivi presagi. Tutta colpa del baccello indigesto che s’usava ingerire insieme ai semi! Ma questo si scoprì molto più in là.

Finalmente si inizia a dare alla fava il significato positivo di “generatrice di vita” quando si riscontra una certa affinità estetica di baccelli e semi con il corpo maschile e femminile. In questa nuova veste, la troviamo nelle celebrazioni della dea Flora, protettrice della natura in fiore. Fu così che si considerò di buon auspicio sia il lancio dei baccelli che trovare 7 semi nello stesso baccello. Dalla prosperità al potere afrodisiaco il passo fu breve, come scrisse Machiavelli in “Clizia” sulle notti del vecchio Nicomaco con la sua giovane schiava, cenando con “poche cose ma tutte sustanzievoli”, tra le quali le immancabili fave. Gli scienziati moderni sono riusciti a confermare la presenza nella croccante leguminosa di principi attivi che aumentano la libido, eleggendolo elemento irrinunciabile nelle ricette della tradizione culinaria romana, associato spesso e volentieri a un’altra prelibatezza regionale, il pecorino romano.

ANGUILLARA SABAZIA-TREVIGNANO ROMANO-ROMA cacio fiore
cacio fiore

Sin dai tempi della Roma Antica, Plinio il Vecchio e Ippocrate spiegano i metodi di produzione di questa delizia dei palati dei Latini. Ma se è noto che rientrasse nella dieta dei legionari prima delle battaglie per la facile conservazione e digeribilità, forse non tutti sanno che nel Lazio c’è un suo illustre antenato, il Cacio Fiore. Già cantato nel 50 d.C. da Lucio Giunio Moderato Columella nel suo “De Re Rustica”, è un formaggio di latte crudo ovino con l’aggiunta di caglio vegetale ricavato dal fiore di carciofo della Campagna Romana. Ed ecco svelato il significato del nome “bucolico” di questo Presidio Slow Food dal 2005 prodotto a Roma, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano.

Ma torniamo ai giorni nostri. Il pecorino romano è uno dei primi prodotti del Lazio ad aver meritato il marchio DOP e insieme alle tenere fave romanesche si serve tradizionalmente alla fine dei pranzi luculliani nella Festa del 1° Maggio o Maggetto… dulcis in fundo, no?

NEPI VT salame cotto e pecorino ft FB @Proloconepi
salame cotto e pecorino romano [foto da Facebook @Proloconepi]
“Anche se”… “Anche se?” … Anche se a Nepi il pecorino romano fa coppia fissa con il salame cotto, soprattutto durante la sagra che li vede protagonisti a maggio ormai da quasi 30. E sapete cosa abbiamo trovato tra i piatti tipici proposti in fiera? La Vignarola.

ROMA vignarola romana Ft TW @eatidea
vignarola romana [foto Twitter @eatidea]
E qui vi volevamo. Già perché quest’anno bisogna inventare un “piano B” per festeggiare il 1° maggio in casa e sfogliando polverosi ricettari di cucina tradizionale laziale, abbiamo trovato questo delizioso mix di cipolle, carciofi romaneschi, piselli, fave, lattuga romana e tanto Pecorino Romano DOP! Contorno o condimento per la pasta, la vignarola romana prende il nome dai “vignaroli”, i contadini che, dopo il duro lavoro nei campi, si deliziavano con i sapori tipici di maggio non scevri dalle decantate doti afrodisiache. Ora indossate la parannanza, come si dice a Roma, e impariamo a preparare la vignarola romana.

Ingredienti per 4 persone

500 g di fave fresche da sgranare

500 g di pisellini freschi da sgranare

1 lattuga romana

400 g di carciofi romaneschi

2 cipollotti freschi

1 peperoncino fresco

1 bicchiere scarso di vino bianco secco

Preparazione: sgranare piselli e fave, tagliare la lattuga romana a strisce medie. Eliminate le foglie più esterne dei carciofi, pelate il gambo, tagliate la punta e dividetelo a metà. Ogni metà tagliatela a fettine. Eliminate la parte verde del cipollotto, tagliatelo prima a metà e poi alla julienne. Tagliate a rondelle il peperoncino. Lasciate appassire in un tegame a fiamma moderata i cipollotti e il peperoncino. Quando il cipollotto è dorato, alzate leggermente la fiamma e unite prima i carciofi e dopo 3-4 minuti le fave. Mescolate e dopo 3 minuti aggiungete i piselli. Saltate le verdure e dopo 3-4 minuti unite la lattuga romana. Sfumate con il vino bianco, poi coprite con un coperchio e lasciate cuocere per circa 10 minuti. Scoperchiate, regolate di sale e cuocete ancora per 5 minuti. Servite con un giro d’olio.

Concerto #PrimoMaggioRoma 2020

Ci sono cose che non possono essere fermate: l'unità, la partecipazione e la musica.Quest'anno il concerto del Primo Maggio Roma ci vedrà uniti in una grande piazza globale per cantare insieme i nostri migliori artisti, distanti ma in un unico coro. Concerto #PrimoMaggioRoma 2020, edizione straordinaria. Dalle ore 20 su #Rai3, Rai Radio2 e RaiPlay.

Pubblicato da Rai3 su Domenica 19 aprile 2020

 

Ora che sapete cosa mangiare e qualche aneddoto, siete pronti per tornare sul divano, accendere il dolby sorround e godervi il Concertone del Primo Maggio! Eh già, il 2020 ci regala un palco virtuale sul quale andrà in scena un grande evento per cantare insieme agli artisti, uniti ma distanti, in diretta venerdì 1° maggio alle ore 20 su Rai 3, Rai Radio2 e RaiPlay. Il format speciale per l’edizione di quest’anno include ospiti, collegamenti, set musicali e contributi speciali realizzati dal vivo principalmente all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Ancora non è nota la lista dei cantanti che si esibiranno ma già sappiamo che a loro si uniranno i vincitori del contest per nuovi artisti “Primo Maggio Next” che hanno interpretato con successo un brano in diretta streaming: Ellynora, Lamine, Matteo Alieno, Nervi e La Scala Shepard.

Quest’anno più che mai il Concertone è un grido d’amore per la musica che nulla può fermare!

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