Il pranzo di Natale… è servito!

Grembiule ben allacciato. Capelli raccolti. Spianatora in posizione di partenza. Mestoli, coltelli e arnesi del mestiere a portata di mano. Si inizia la preparazione del pranzo di Natale!

In tutto il Lazio la pasta fatta in casa la fa da padrone! Fettuccine, tagliatelle, quadrucci, maltagliati tra Rieti, Frosinone, Latina, Viterbo e i dintorni di Roma la base certa del Natale sono proprio loro: gustose sfoglie lavorate da massaie esperte (in ogni casa ce ne è una) che usando rigorosamente “la misurazione dell’uovo” uno a persona, impastano, stendono e tagliano le loro sfoglie affinché prendano la forma che meglio racconti la tradizione locale.

Si parte un po’ ovunque con i quadrucci, piccoli pezzetti di pasta fatti a forma di quadratino, cotti in brodo di gallina. Si passa poi alla fettuccina o tagliatella e nelle case dei più arditi, che alla linea badano solo con un pianto da coccodrillo il 6 gennaio, alla pasta al forno, meglio nota nel Lazio come lasagna.

Il comun denominatore di ogni condimento è il pomodoro! Non uno qualunque ma quello che tra luglio e agosto viene messo nel barattolo una volta raccolto dalla propria terra, lessato e condito.

Ovviamente, non meno gastronomicamente interessanti sono i sott’oli che vengono serviti a tavola. Zucchine, melanzane, asparagi selvatici tutto raccolto e conservato come si usava un tempo grazie all’uso dell’aceto.
Non dimentichiamoci poi che nel Lazio siamo in grado di trasformare qualunque cosa in frittella: broccoli, cime, baccalà, alici, mele…palline di natale e pecore del presepe…tutto diventa frittella e tutto è gustoso e fragrante.

È dunque il secondo. Dal nord al sud del Lazio vince in tavola, per il pranzo di Natale, l’abbacchio al forno con le patate ma anche il bollito o il tacchino riscontrano il loro successo!

Ma il vero scontro culinario si ha sui dolci.
La frutta secca è più o meno alla base di ogni dolce natalizio.

I Mostaccioli sono i dolci tipici che si trovano in diverse varianti a seconda della località. Nel reatino sono caratterizzati dalla presenza di farina di noci e miele. Sono biscotti dalla forma a rombo e dal gusto pieno ed intenso, in Ciociaria li ricoprono con la glassa al cioccolato. I “canascionetti” di Supino hanno una forma simile ai ravioli, dorati in superficie, con una massa friabile e un ripieno composto da un impasto di castagne, ceci, noci, nocciole e miele, il tutto aromatizzato con noce moscata e pepe. Il Panfrutto di Ferentino realizzato da un impasto base di farina, zucchero, uova e lievito, a cui viene aggiunto miele di acacia, burro, vaniglia, cioccolato fondente, olii essenziali agli agrumi e una particolare infusione di bergamotto. Uvetta, noci, pinoli, mandorle, nocciole tritate e cioccolato, non gli mancano di certo i canditi, un paio di cucchiaini di cannella, uno di noce moscata e un’abbondante spolverata di pepe nero e il Panpepato di Anagni è fatto! Molto simile ma proveniente da Poggio Nativo è il Pangiallo, che mantiene quasi tutti gli ingredienti del Panpepato, ma non il pepe!

Protagonista del Natale è ovviamente il torrone, e quello di Alvito vince su tutti!
Il dolce che completa i menu delle feste nelle case dei viterbesi sono i celebri maccheroni con le noci. Tantissime sono le varianti di questo antichissimo piatto della tradizione locale. La ricetta mescola insieme noci, cioccolato, biscotti, zucchero e pasta, creando così un piatto unico. Tra Sezze e Lenola ci sono gli struffoli, piccole palline di impasto fritte e ricoperte di miele, proprio come quelle campane.

Concludiamo con un bel bicchiere di acqua calda e bicarbonato, perché a Santo Stefano si ricomincia…!

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