In cammino a primavera alla scoperta della Ciociaria

In Ciociaria, si dice primavera e si pensa al 21 marzo, festa di San Benedetto! Proprio qui, tra Subiaco e Cassino, il monachesimo originato dal patrono d’Europa ha avuto il suo centro di propagazione.
Volendo ripercorrendo le orme del santo, lungo il Cammino di San Benedetto, facciamo il nostro personale Cammino, alla scoperta della Ciociaria, in primavera con un profluvio di odori e fioriture che incontreremo lungo i sentieri e le strade, a partire dai primi centri abitati che incontriamo: Subiaco e Trevi nel Lazio.

Siamo all’interno del Parco dei Monti Simbruini, nell’alta valle dell’Aniene, qui la natura selvaggia è stata assai benigna regalando, a chi ci vive e ai turisti, paesaggi mozzafiato e ambiente incontaminato. In questa valle stretta e cupa, San Benedetto ha fondato i primi monasteri, dei quali resta solo quello di Santa Scolastica, a Subiaco. Bellissimo da non perdere.

Laghetto di San Benedetto

Risalendo l’Aniene, si incontrano due eccellenze naturalistiche: la cascata di San Benedetto a Subiaco e più a monte la cascata di Trevi che caratterizzano il fondovalle e, in primavera sono circondate da esplosioni colorate di bianco e viola degli anemoni e delle primule gialle, che germogliano lungo la riva del fiume o ai margini delle tante cascatelle originate dalle sorgenti che alimentano il fiume.

Il Cammino, oltre che a piedi si può fare in macchina e in moto, ma con la bicicletta si può respirare a pieni polmoni l’aria frizzante e pulita dei monti Ernici. Percorriamo le centinaia di curve che dagli Altipiani di Arcinazzo ci conducono a Guarcino, patria del famoso amaretto, preparato con le mandorle che un tempo venivano copiosamente coltivate nel territorio. Se avvistate un mandorlo in fiore, significa che la primavera è alle porte, infatti sono in assoluto i primi alberi a fiorire e quando i rami si coprono di leggeri fiori bianchi sarà uno spettacolo vedere le macchie bianche e confonderle con le nuvole nello sfondo azzurro del cielo o con greggi di pecore nei prati che virano al verde acceso.

Continuando nel nostro Cammino, una deviazione ci porta a Fiuggi, famosa per l’Acqua che rompe la pietra, dove una rinomata pista ciclabile attende i ciclisti e uno dei più antichi e apprezzati campi da golf d’Italia i golfisti.

Dopo Guarcino attraversiamo il paese di Vico nel Lazio, con la cinta muraria e le venticinque torri merlate del XIII secolo, accerchiato da oliveti e prati in fiore.

Raggiungiamo Collepardo, che vanta un’antica tradizione erboristica tramandata dai monaci della Certosa di Trisulti, un complesso monastico del XIII secolo, con la farmacia che conserva gli affreschi del Settecento e il giardino all’italiana con siepi a labirinto. Ancora oggi sono famosi i distillati di erbe dei monaci. Collepardo oltre ad essere un borgo bellissimo, certificato dal Touring Club con la Bandiera Arancione, offre la possibilità di visitare il giardino botanico della flora dei monti Ernici.

Il nostro Cammino continua verso Veroli. Se la primavera è avanzata, i ciliegi sono in fiore, ma anche i peri, i meli e finanche i peschi dischiudono le loro gemme in fiori bianchi e rosa, come macchie di colore negli orti e nei campi terrazzati che precedono l’arrivo nel centro del borgo medievale.

Tante le deviazioni che si potrebbero fare, durante il Cammino: per visitare, ad esempio, Alatri con l’acropoli, ma noi decidiamo di proseguire per l’Abbazia di Casamari, tappa della nostra giornata per vivere e respirare lo spirito contemplativo e meditativo dell’abbazia, estasiati dal meraviglioso chiostro pieno di fiori e di rose. Il giorno del Corpus Domini, invece, anche la navata centrale dell’abbazia viene inondata dal profumo e dai colori dell’artistica infiorata, realizzata per celebrare questa festività.

Gole del Melfa

Lasciamo la valle e saliamo ad Arpino seguendo la strada tortuosa costeggiata da mandorli e ciliegi in fiore; Arpino, patria di Cicerone, conserva le mura, quali esempi più antichi di tecnica poligonale, con un Arco a Sesto Acuto del IV secolo a. C., unico al mondo.

Il nostro Cammino sta per volgere a termine, direzione Roccasecca, attraversiamo un’area di primitiva bellezza, dagli scorci mozzafiato, solcata dal fiume Melfa che forma continue cascatelle. Il Tracciolino, la strada che attraversa le gole, è incassato tra le ripide pareti delle montagne e, volgendo lo sguardo al cielo, è facile imbattersi nelle numerose specie di rapaci che vi nidificano.

Da Roccasecca il panorama si apre verso Montecassino, così grandiosamente libero e grande, in contrasto con le strette gole che abbiamo attraversato e con l’alta valle dell’Aniene da dove siamo partiti. Ma la natura in primavera è sempre rigogliosa e anche qui non mancano gli alberi di Giuda dal colore violaceo acceso della fioritura che delizia il nostro paesaggio. Roccasecca è anche il luogo di nascita di San Tommaso.

L’area archeologica di Aquinum, tra Castrocielo e Aquino, merita una deviazione per visitarla e per ammirare la vicina chiesa di Santa Maria della Libera e andare alla scoperta dei luoghi di San Tommaso d’Aquino.

Siamo in dirittura di arrivo, in cima ad un monte un grande obelisco ricorda le operazioni di guerra dei soldati polacchi nel secondo conflitto mondiale, ma il loro sacrificio è più evidente nel vicino cimitero polacco, poco distante anche dall’Abbazia di Montecassino. Fondata dal Monaco Santo e dai suoi discepoli nel 529 d. C., è stata distrutta quasi completamente diverse volte e sempre ricostruita. Da non perdere il sepolcro di San Benedetto e di sua sorella Santa Scolastica e la visita al Museo dell’Abbazia.

Come il panorama che è cambiato lungo il Cammino, anche la flora che ci ha accompagnato è diversa da luogo in luogo. Qui è facile incontrare il mirto, il lentisco dalle minute bacche rosse e il terebinto chiamato in dialetto “capotosto” per la sua caparbietà e frugalità (un po’ come gli abitanti dei territori che abbiamo attraversato), mentre in tarda primavera il paesaggio si tinge di giallo e il profumo della ginestra ormai esplosa in tanti piccoli fiori, ci riempie le narici. E con questo profumo che sovrasta nella mente il rammarico per essere al termine del Cammino, ci lasciamo, con l’auspicio di tornare a percorrere insieme, almeno virtualmente, un altro tratto del Cammino in Ciociaria.

Informazioni per chi volesse fare il Cammino:

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