Olio: l’oro del Lazio

Cosa sarebbero una zuppa di verdure, una pizza romana bassa e scrocchiarella oppure una fetta di pane bruschettato senza un olio buono che vi coli copiosamente sopra? Ebbene, sarebbero delle banalità!

Il Lazio è una regione che vanta eccellenti produzioni con 82mila ettari coltivati a olive e quattro DOP da sfoggiare, è il luogo ideale per un tour immersi nell’”oro verde”!

La produzione dell’olio di oliva nel Lazio ha origini antichissime. Furono gli Etruschi a piantare i primi olivi nella Tuscia intorno al VI secolo a.C., mentre in seguito i Romani svilupparono la coltivazione e la produzione nella Sabina e nella Ciociaria. Oggi nella regione ci sono tre principali zone vocate all’olivicoltura: la Tuscia, la Sabina e il basso Lazio con le colline Pontine. Vi si producono ben quattro oli con il marchio Dop: Dop Colline Pontine dove la cultivar protagonista è l’itrana, con il suo sentore netto e deciso di pomodoro, erbe aromatiche e una sferzante nota di mela verde alla Dop Sabina, fino alla Dop Tuscia e sempre nella zona del viterbese la Canino Dop.

Il Lazio è un trionfo di sapori e di “ori”!

Nel rietino, l’oro giallo è caratterizzato dal cultivar della carboncella con nuance di erbe aromatiche, mandorla e carciofo. Poi c’è il più balsamico frantoio e la raja dal sapore di erba tagliata e mandorla amara, a farla da padrone.

Nel viterbese, regina indiscussa è la cultivar caninese, con sentori vegetali, amara e piccante, insieme alla rosciola.

La coltivazione dell’olivo e la produzione dell’olio rappresentano una delle principali attività del territorio laziale. I frantoi sono oltre 300 tra aziendali e interaziendali con una produzione di olio d’oliva pari a ventiduemila tonnellate annuali.

E’ proprio in questo periodo dell’anno che chi raccoglie le olive è nel pieno dell’attività. Teli colorati stesi a terra, come enormi tovaglie, accuratamente poste sotto gli alberi, affinché nemmeno un chicco vada perso. La lavorazione e il mantenimento dell’olivo è un lavoro talmente oneroso da rendere prezioso anche un solo, piccolo, chicco. E così, famiglie intere, principalmente nel fine settimana, si riuniscono nella raccolta. I più piccoli, chinati a terra, prendono le olive che sono oramai cadute, mentre gli adulti muniti di pesanti braccia meccaniche, oggi diffusissime, o rastrelli, che in molti chiamano pettini, le raccolgono sulla chioma dell’albero. Il momento catartico, è per tutti, grandi e piccini, la bruschetta con l’olio nuovo davanti al camino!

L’extravergine è l’alimento cardine della gastronomia mediterranea. Indispensabile a “ripassare” le famose puntarelle o la cicoria. Fondamentale nella preparazione della pizza alla romana; immancabile nei classici primi della tradizione o nella preparazione dell’abbacchio. Più di qualcuno sostiene che sia l’olio il vero segreto della cucina romana e non solo… sarà proprio così!

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