Pasolini

Pasolini cineasta

La passione per il cinema, per Pasolini, da sempre alternata a quella per la letteratura, inizia in giovane età: già matricola a diciassette anni all’Università di Bologna frequenta assiduamente il cineclub locale e viene colpito dal ciclo di film dedicati a Renè Clair. L’approccio vero e proprio con il mondo cinematografico avviene però più avanti quando arriva a Roma, quando partecipa, nel 1954, alla stesura della sceneggiatura del film di Mario Soldati “La donna del fiume”.  Successivamente mette ancora al servizio della settima arte le sue ormai riconosciute doti di scrittore collaborando alla realizzazione dei film “Marisa la civetta” di Mauro Bolognini e  “Notti di Cabiria” di Federico Fellini che gli chiese di scrivere i dialoghi in dialetto romano e le parti che trattavano della malavita.

La sua attività di cineasta all’inizio degli anni sessanta ha la svolta definitiva con la realizzazione del film “Accattone” nel 1961. L’anno successivo è la volta della sua seconda opera “Mamma Roma“, che vede protagonista, al posto dei giovani attori non protagonisti dell’opera prima, la pluripremiata Anna Magnani. Sempre nel ‘62 gira l’episodio “La ricotta” per il film “RoGoPaG”, dalle iniziali dei suoi registi: Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti.

Nel 1964 Pasolini si cimenta con la rivisitazione delle sacre scritture attraverso la sua poetica. “Il Vangelo secondo Matteo” riproduce fedelmente il testo sacro. L’idea per realizzare il film nasce dall’entusiasmo suscitato dal cattolicesimo progressista di papa Giovanni XXIII, che favorì il dialogo tra credenti e non credenti, tra cristiani e marxisti. L’anno successivo gira, con protagonista Totò, “Uccellacci e uccellini” una pellicola che, in chiave surreale, affrontava la crisi del Pci e del Marxismo.

Il 1968 è l’anno di “Teorema”, prima pubblicato come romanzo e poi divenuto soggetto dell’omonimo film.

Tra il 1970 ed il 1974 vengono presentati al pubblico tre film facenti parte di un unico progetto denominato Trilogia della vita ossia “Il Decameron”, “I racconti di Canterbury” e “Il fiore delle Mille e una notte” che decreteranno il successo di pubblico di Pasolini come autore cinematografico.

Il 1975, anno della morte di Pasolini, fu anche l’anno di “Salò o le 120 giornate di Sodoma” parzialmente ispirato al romanzo del marchese De Sade e presentato al pubblico tre settimane dopo la sua morte, doveva essere, nel progetto dell’autore, il primo della Trilogia della morte.

Attraverso i suoi film emerge la sua visione provocatoria che gli ha causato censure e processi, in contrasto con la chiusura ipocrita della mentalità benpensante. La percezione poetica del sottoproletariato dai romanzi si riversa nel cinema in personaggi indimenticabili, mentre il suo stile supera la tecnica neorealista per virare progressivamente verso il grottesco.

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