Quelle curiose Ottobrate Romane

Roma è Roma, unica al mondo anche in Autunno. Eh già, perché nella Città Eterna la stagione estiva arriva non una ma due volte all’anno! Le Ottobrate Romane sono arrivate e, come sempre, si sono fatte sentire, dai romani e dai turisti. Ma non si tratta semplicemente di godersi delle giornate assolate nella capitale più visitata al mondo, c’è una storia da raccontare… forse più di una!

Fino alla fine del 1800, alle Ottobrate Romane si festeggiava la fine della vendemmia con delle gite “fuori porta” a metà ottobre, appunto. Frequentatissime da tutte le classi sociali, si usava partire di giovedì con i carri e, per tradizione, si mangiavano gnocchi e piatti tipici romani, sollazzandosi tra giochi popolari, stornelli, d’obbligo tra un brindisi e un altro, e il saltarello accompagnato dalle chitarre.

Le Ottobrate Romane non esistono più ma il bel tempo, le giornate ancora lunghe e i colori “bruciati” dell’autunno appena giunto sì, è solo cambiato il modo di goderne. Oggi si vive tutto questo con splendide passeggiate in centro, alla scoperta della Grande Bellezza… ma non senza sorprese!

Roseto comunale Roma
Roseto comunale di Roma

Se mal sopportate il caldo, questo è il momento migliore per visitare il Roseto Comunale di Roma. Più di mille varietà di rose botaniche da ogni angolo della Terra e alcune fioriscono proprio a ottobre! Potrete inebriarvi con i colori e i profumi delle rose autunnali per due settimane, dal 12 al 27 ottobre.

ROMA Fontana di Trevi Anita Ekberg
Anita Ekberg

La Fontana di Trevi, quella dove camminò Anita Ekberg ne “La Dolce Vita” di Fellini gridando sensualmente “Marcello come here”, è l’unico monumento al mondo dove si sta più di spalle che di fronte a guardarlo al fatidico momento di esprimere il desiderio di tornare a Roma. Dal 1762 è alimentata dall’Acqua Vergine, l’acquedotto ininterrottamente attivo da 2000 anni, i cui condotti percorrevano proprio via Condotti, che da questo ruolo fondamentale prese il nome, oggi divenuta strada dello shopping di lusso.

ROMA Fontana degli Innamorati accanto Fontana di Trevi
Fontana degli Innamorati

E fin qui ci siamo. Ma forse non tutti sapete che alla destra della notissima Fontana di Trevi c’è una fonte magica, molto meno conosciuta, la Fontana degli Innamorati. Costruita dall’architetto Salvi, le due cannelle dissetavano i viandanti. Si narra però che le donne romane s’incontrassero con i fidanzati a ridosso della partenza per la leva militare e, come giuramento di fedeltà, bevevano dallo stesso bicchiere alla Fontanella e poi lo rompevano. Cosa aspettate? Bevete nello stesso istante e avrete l’amore eterno!

E dall’amore al lato di Fontana di Trevi passiamo all’odio, o forse è meglio dire astio critico. Entriamo nella macchina del tempo, torniamo al 1500 e ascoltiamo. Non sentite niente? Strano, a quel tempo anche le statue parlavano! Note come “il Congresso degli Arguti”, le sei Statue Parlanti si celano nei luoghi più frequentati dove si affiggevano epigrammi in latino e in italiano per “dire la propria”. Si agiva di notte affinché la mattina seguente chiunque potesse leggerli, prima che fossero rimossi dalle guardie. Era un’espressione forte di quell’antica romanità, verace e satirica, che criticava, spesso in versi irriverenti, i comportamenti e le decisioni dei personaggi più in vista, un incredibile precursore dei social media contemporanei!

ROMA Pasquino
Pasquino

Vicino alla splendida piazza Navona incontriamo la prima statua parlante, Pasquino, nella piazza a lui intitolata, una rappresentazione del mitico Menelao, re di Sparta e marito di Elena di Troia, con il corpo di Patroclo tra le braccia. In molti sostengono che i sonetti novecenteschi del noto poeta romanesco Gioacchino Belli abbiano proseguito l’opera di Pasquino, la cui identità è invece ancora dubbia.

Iniziarono ad essere tanto numerosi i commenti affissi sulla statua da assumere il nome di Pasquinate, come ancora oggi si chiamano in gergo i brevi messaggi anonimi di satira politica o di costume. Quando le autorità iniziarono a presidiare la statua, sorsero di lì a poco le altre cinque Statue Parlanti.

Dalla più antica alla più recente, nel 1580 compare anche il Facchino in via Lata, la più piccola delle Statue Parlanti che deriva il nome dagli “acquaroli” o “acquaricciari”, i facchini che riempivano le botticelle dalle fontane pubbliche per rivendere l’acqua nelle case. Temuti perché somiglianti a Martin Lutero nell’abbigliamento, si narra che fossero scherniti e spesso sfigurati nel volto dalle pietre lanciategli contro. La statua sembra riportare anche questa caratteristica.

Musei Capitolini - Fontana del Marforio
Marforio

Marforio nel cortile del Palazzo Nuovo nei Musei Capitolini al Campidoglio, l’enorme statua del I secolo a.C. raffigurante Oceano o forse il fiume Nera, è tra i protagonisti de “La Grande Bellezza” di Sorrentino e con Pasquino dialogava in un “botta e risposta” di quesiti e sentenze rigorosamente satirici.

ROMA Fontana del Babuino
Fontana del Babuino

Tanto brutto da sembrare una scimmia e meritare il nome di Babuino, rappresenta in realtà un sileno la statua parlante di fine Cinquecento nella via omonima. Tanto criticata ma tanto amata, in fondo, al punto da battezzare con il suo nome l’antica via Paolina e addirittura da rinominare le sue pasquinate in babuinate. Ancor più curioso è trovare una statua considerata orrenda in una delle strade più eleganti di Roma, gemellata dal 2002 con Madison Avenue a New York, che, insieme a via del Corso e via di Ripetta, compone il Tridente, ovvero le tre strade che da piazza del Popolo giungono nel cuore del centro storico della Capitale, nel Rione Campo Marzio.

Roma STATUE PARLANTI Madama Lucrezia
Madama Lucrezia

Arriviamo nella piccola piazza San Marco, all’angolo tra Palazzo Venezia e la basilica di San Marco al Campidoglio, dove Madama Lucrezia, l’unica statua parlante al femminile, racchiude la leggenda di Donna Olimpia Madalchini che meritò il soprannome di Pimpaccia, ovvero “donna di facili costumi”, dallo stesso Pasquino per aver alimentato ostilità e pettegolezzi in casa Pamphilj.

Non dobbiamo andar lontano per scovare l’Abate Luigi perché in piazza Vidoni, vicino a Largo Argentina, s’incontra la scultura d’epoca tardo-romana che forse raffigura un alto magistrato ma nella quale, nel dubbio, il popolo riconobbe le sembianze di un sagrestano della vicina chiesa del Sudario, affibbiandogliene il nome. La statua fu privata della testa in un atto di vandalismo che provocò l’ultima pasquinata della statua parlante nel 1966: “O tu che m’arubbasti la capoccia vedi d’ariportalla immantinente sinnò, vòi véde? come fusse gnente me manneno ar Governo. E ciò me scoccia”.

Il modo migliore per concludere queste giornate assolate ma dall’aria già frizzantina di aneddoti curiosi? Lo streetfood “Romano DOC”! A 5 minuti a piedi dall’Abate Luigi, vi aspetta “pizza e mortazza” a piazza Campo de’ Fiori… “e passa la paura”, come si dice a Roma!

ROMA pizza bianca e mortadella

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