Reportage. Nel viterbese con la famiglia

Era Aprile. Ma d’estate è quasi meglio. Quando dopo qualche ora di viaggio sul cartello dell’autostrada appare l’indicazione “Viterbo. 2 km”. Sui sedili posteriori i bambini esultano perché sono consapevoli che ci aspetta una ‘3 giorni’ di scoperte e divertimento in compagnia di amici.

Il gruppo è folto, ma prenotare le nostre sistemazioni – chi in albergo, chi in B&B e in casa vacanze – non è stato difficile. Tutte comode.

Parcheggio gratuito in centro, vicino a via Faul. I bambini sono subito attratti da una mastodontica statua che spunta dal terreno. Si chiama “Risveglio”. Altroché! E’ una scossa.

Presto, un selfie! Decisamente complicato con il gigante e tutta la truppa annessa, ma è andata. Ora finalmente si va alla scoperta di Viterbo.

Il centro storico ci accoglie, ancora un po’ frastornati dal viaggio: prima meta è piazza del Plebiscito, con due edifici splendidi a fare da cornice, Palazzo della Prefettura e il Palazzo dei Priori.

L’ingresso del Palazzo dei Priori, sede del Comune, attraverso il portale ci conduce nel cortile: la fontana del 1600 fa bella mostra di sé, e schizzarsi con la sua acqua non è proibito; d’altro canto sarebbe impossibile frenare le energie giocose dei più piccoli. Lo scorcio sulla città da qui è un bellissimo biglietto da visita.

Il colore della pietra tufacea, grigia, degli edifici e il basalto delle strade rendono l’atmosfera molto particolare; la bellezza dei palazzi e le numerose fontane presenti in ogni piazza lasciano intendere la ricchezza e i fasti di un tempo. Lo notiamo proprio tutti e un pensiero grato va a chi ha lasciato queste tracce.

Le poche auto nella parte antica della città ci consente di stare un po’ più tranquilli, e concedere più spazio ai bambini, sempre intenti a curiosare qua e là tra le vetrine delle botteghe, o a nascondersi sotto le scalette dei tanti ‘sporti’ del quartiere San Pellegrino. Medievale. Intatto.

Prima di recarci in visita alla cattedrale, decidiamo di concederci un pasto veloce per rispettare la nostra tabella di visite.
Caffè per gli adulti e gelato ai bambini, dopotutto siamo in vacanza, quindi via a visitare la cattedrale in stile romanico dedicata a San Lorenzo, il principale luogo di culto della città.

Che si intravede camminando per Via San Lorenzo. Ma prima c’è la piazza con il Palazzo dei Papi e la famosa loggia “delle benedizioni”. I bambini vedono il cielo dentro i merletti degli archi: rimangono a bocca aperta, vogliono sapere chi possedeva un posto così bello, così raffinato!

Impossibile non raccontare che dei cardinali un po’ indolenti nel medioevo, più precisamente nel 1271, furono chiusi a chiave nel Palazzo, almeno finché non avessero eletto il Pontefice. Cosa che fecero in poche ore. Nei più di mille giorni precedenti non avevano avuto l’obbligo ‘di dimora’.
Così è nato il ‘conclave’ per l’elezione del papa, oggi nella Cappella Sistina in Vaticano.

Il Duomo è molto bello, certo, tanti papi hanno soggiornato a Viterbo: e quindi tante sono le curiosità per catturare l’attenzione dei figli, anche – perché no – con la ricerca sullo smartphone di storia e aneddoti.
Sono stati bravissimi, attenti, coinvolti. L’ascensore per tornare al parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto è troppo comodo.

Dopo un paio d’ore di meritato riposo, la domanda che sorge è “dove si mangia stasera?”, quesito che dà il via al toto ristorante, ognuno – ma questa volta solo ‘i grandi’ – smartphone alla mano curiosando fra un sito e un social network propone la sua, nel giro di 15 minuti il ristorante dove mangiare tradizionale è prenotato, la cena è salva e la scoperta di Viterbo può continuare.

Il secondo giorno di visita del viterbese ci porta a Bagnaia, piccolo centro poco distante dal capoluogo dove visitiamo Villa Lante, una villa cinquecentesca con un giardino splendido, ricco di giochi d’acqua e stupende fioriture poste su cinque livelli terrazzati.
Ovviamente acqua e bambini è un connubio che rischia di complicare la visita, ma il giardino è una continua scoperta e questo li distrae dal ruscellare dell’acqua che insieme alle sculture rimane l’elemento ipnotizzante di questo giardino.

La giornata è ancora lunga e la visita a Bagnaia non ha portato via molto tempo, quindi si prosegue per Bagnoregio, uno dei luoghi assolutamente da non perdere, la frazione di Civita, che tutto il mondo conosce come ‘la città che muore’.
Arrivati nella città dei calanchi, benché si noti subito la grande affluenza di visitatori, nei parcheggi c’è posto per tutti, compresi i numerosi camper che affollano il piazzale!
Non prendiamo la navetta, andiamo a piedi verso la meta: sono meno di due chilometri, camminare fa bene e l’attività fisica non ci spaventa!

Civita di Bagnoregio

Il sito candidato a Patrimonio dell’UNESCO, oggi richiede il pagamento di un ‘piccolo’ biglietto d’accesso prima di intraprendere la salita sul lungo ponte che conduce al borgo. Si paga più che  volentieri.
Questo luogo è vera suggestione e il panorama dei calanchi che lo circonda è qualcosa di inedito, guglie su pendii sabbiosi e instabili sembrano un gioco di equilibri opera di scultori, e invece è messo in atto da Madre Natura.

Il borgo interamente costruito in tufo, pietra sulla quale si appoggia, ha un fascino che conquista tutti. Ai nostri figli ricorda quei borghi marinari dove è possibile passeggiare tranquillamente a piedi tra profumati vicoli adornati di fiori ed essenze della macchia mediterranea, mentre volti sconosciuti di vacanzieri tornano dal mare nelle tarde ore del pomeriggio. Chissà perché, forse sono ricordi di felicità che solo Civita può ripescare dalla loro giovane memoria.
La visita a questo incredibile posto ci ha affascinato, e siamo in nobile compagnia: Carlo d’Inghilterra era stupefatto! E’ tempo di rientrare, un’ultima foto di gruppo per immortalare il ricordo della nostra giornata a aggiungere un altro post alla nostra galleria di viaggio.

La ricerca di un breve ristoro ci conduce velocemente a Bolsena, la cittadina affacciata sul lago al quale dà il nome che dista solo pochi minuti d’auto; ci accontentiamo della brezza del lago e della vista del centro storico su cui si erge la Rocca dei Monaldeschi, mentre i bambini sono liberi di giocare sulle sponde sabbiose del lago e nelle aree giochi a loro dedicate.

Il borgo medioevale di Bolsena

La mattina del terzo ed ultimo giorno di vacanza avvertiamo una leggera nostalgia per questo luogo veramente ospitale che ci ha accolto come si accolgono cari amici di vecchia data, ci siamo sentiti a casa nostra ma è ora di riprendere il viaggio per l’ultima tappa che siamo sicuri non deluderà le aspettative dei nostri ‘piccoli’, siamo diretti verso il borgo di Bomarzo e al suo Parco dei Mostri.

La nostra visita coincide con il Palio di Sant’Anselmo, il borgo è pieno di stendardi delle diverse contrade che pendono sulle stradine dai balconi, figuranti in costume si preparano alla parata che di lì a poco avrà inizio.
Il lungo corteo sfila per la principale strada del paese, le contrade si sfidano a suon di tamburi e giochi di sbandieratori, il Pane di Sant’Anselmo, dolce tradizionale, è offerto durante il corteo in cesti di vimini da giovani donne in costume d’epoca. Un’idea bellissima, piace a tutti. E lo spettacolo è coinvolgente, tiene a bada qualsiasi richiesta o capriccetto.
La visita nel borgo di Bomarzo nel tardo pomeriggio è stata strategica, l’afflusso di visitatori al Parco dei Mostri in determinati giorni dell’anno è veramente consistente, i parcheggi sono numerosi ma la fila alla biglietteria può richiedere molto tempo.

Bomarzo – Parco dei Mostri

La natura in questo parco è rigogliosa, lasciamo i bambini giocare e scoprire questo strano luogo un po’ fuori dal mondo, quasi surreale e che diverte anche noi adulti.
Foto, selfie e prospettive inedite raccontano la nostra visita al parco e arricchiscono l’ormai ampia galleria fotografica della nostra vacanza nel viterbese.
L’orco delle favole, la casa pendente, il tempio, la gigantesca tartaruga, per i nostri giovani ragazzi è tutta una sorpresa, corrono fra un sentiero e l’altro, scoprono, a volte timorosi, strani personaggi dalle grandi dimensioni, bocche spalancate per entrare con timore – loro che sono così spavaldi – in un anfratto, elefanti con zampe più grandi di papà… in  due ore il Parco dei Mostri di Bomarzo è conquistato, e sappiamo ora che li ha anche emozionati: ne parlano ancora, orgogliosi, con gli amici!

Esperienza da ripetere, magari in un altro angolo del Lazio. E assolutamente da consigliare. Garantita.

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