MONTALTO DI CASTRO - VT bignè di San Giuseppe

Io resto a casa e preparo i bignè con papà

La primavera è giunta e abbiamo in serbo una sorpresa molto speciale: non solo i bignè, ma un intero Menù di San Giuseppe da preparare a casa. Insieme.
Arrotolate le maniche del pigiama e iniziamo subito il viaggio con papà alla scoperta delle antiche tradizioni culinarie (e non) del Lazio.

Primo: Pasta e ceci di San Giuseppe

ROMA pasta e ceci

Piatto tipico romano che discende dalla tradizione culinaria dei contadini. È un piatto “povero” che possiamo rendere “ricco” con l’aggiunta di altri prodotti tipici del Lazio, come le castagne della Tuscia. Perché abbiamo scelto pasta e ceci? La minestra ci riscalda spesso durante l’inverno, la stagione che tra pochi giorni cederà il passo alla primavera. Tra le tradizioni popolari laziali, infatti, troviamo i Fuochi di San Giuseppe, dove nei secoli si sono fusi aspetti pagani e cristiani: dal festeggiamento dell’equinozio di primavera, che dà il benvenuto a una stagione più generosa, alle pratiche delle comunità agro-pastorali, come lo smaltimento delle frasche della potatura degli olivi e degli scarti delle botteghe degli artigiani del legno, passando per la celebrazione religiosa di San Giuseppe, protettore dei falegnami, per l’appunto. A Itri, sulla Riviera di Ulisse, in cima al falò tutt’ora c’è un manichino fatto di stracci vecchi (màmmuòcc’) che simboleggia l’inverno.

Secondo: Polpette vegetariane

ROCCANTICA RI frittelli Festa del Papà Ft www.lacucinaitaliana.it
Frittelli di Roccantica [Ft www.lacucinaitaliana.it]
Croccante e saporita frittura di verdura di stagione. A Roccantica preparano il Frittello alla Festa del Papà, l’occasione giusta in Sabina per abbuffarsi di cavolfiori fritti in formato street food. E se qualcuno pensa che il fritto non è sano, beh sappiate che noi lo facciamo “solo” per onorare San Giuseppe Frittellaro! Si narra infatti che, dopo la fuga in Egitto con Maria e Gesù, San Giuseppe vendette frittelle per mantenere la famiglia in terra straniera.

Dolci:

ROMA maritozzi con la panna

Maritozzi. Il dolce tipico romano fatto con farina, uova, burro e miele. Cotto al forno, è farcito in due modi: con la panna montata o con l’uva passa. Questa versione più sobria è uno sfizio consentito anche durante la Quaresima, come racconta anche Gioacchino Belli nei suoi versi romaneschi “I maritozzoli sono certi pani di forma romboidale, composti di farina, olio, zucchero, e talvolta canditure, o anaci, o uve passe. Di questi si fa a Roma gran consumo in Quaresima”. Buoni lo sono, ma perché proprio i maritozzi a San Giuseppe? Già gli Antichi Romani usavano chiedere la mano alla fidanzata il primo venerdì di marzo nascondendo l’anello nel pane. Ecco perché questo panino dolce è stato chiamato Maritozzo, in onore del futuro marito. E così San Giuseppe, padre anche dei più sfortunati, è divenuto nella tradizione popolare anche il santo protettore delle ragazze nubili che, diciamolo, fortunate non sono e almeno a marzo incoraggiamole, no?

MONTALTO DI CASTRO - VT bignè di San Giuseppe

Bignè di San Giuseppe. La centenaria frittella alla crema annoverata tra i dolci più antichi da preparare per la Festa del Papà. Sappiamo che sin dall’inizio di questo tour gastronomico state aspettando la storia di questa delizia dolciaria e noi, non ci facciamo di certo pregare! Sfacciatamente fritti per onorare San Giuseppe Frittellaro, come già vi abbiamo spiegato, i bignè romani prendono il nome di zeppole nel Sud del Lazio, come succede a Itri, il borgo ai piedi dei Monti Aurunci. La zeppola itrana è la specialità culinaria locale preparata (vi lasciamo immaginare le quantità!) in occasione dei Fuochi di San Giuseppe, durante i quali si festeggia anche San Giuseppe Falegname. E anche questo ve lo abbiamo raccontato. Insomma, mordetelo a occhi chiusi e vi racconterà tutte le leggende legate alla Festa del Papà.
Torniamo in cucina dove abbiamo lasciato papà in preda a un dubbio amletico: fritti o al forno? Si dice che tutto cominciò a Napoli e quindi la tradizione partenopea la fa da padrona. E se le zeppole sono sia fritte che al forno, i bignè non potevano essere da meno, anche se la tradizione classica romana li vuole rigorosamente fritti! Certo è che, diversamente dalle zeppole napoletane, i bignè sono tondeggianti e più grandi dei soliti bignè, con un cuore stracolmo di crema (che finirà anche sulla vostra maglietta, sappiatelo!) e tanto zucchero a velo.
Siete pronti padri e figli? È ora della ricetta dei Bignè di San Giuseppe fritti.

Ingredienti per circa 20 pezzi:
Per l’impasto:
• 250 gr di farina 00
• 250 gr di acqua
• 50 gr di burro
• 5 uova medie
• 5 gr di sale
• 1 lt di olio di semi di girasole per friggere
• zucchero a velo vanigliato
Per la crema pasticcera:
• 460 gr di latte intero fresco
• 6 tuorli medi
• 150 gr di zucchero
• 30 gr di farina ’00
• 20 gr di fecola di patate
• 1 cucchiaio di estratto di vaniglia o 1 bustina

Procedimento
Impasto: mettete un pentolino sul fornello con acqua, sale e il burro a pezzettini Girate per far sciogliere il burro e poi aspettate che il composto arrivi ad ebollizione. A questo punto, aggiungete la farina in un solo colpo e girate. Allontanate dal fuoco e continuate a girare per alcuni secondi fino ad ottenere un impasto denso e gommoso, che si separa facilmente dalle pareti del pentolino. Mettete di nuovo sul fuoco e girate ancora per pochi secondi. Versate l’impasto su un piano di lavoro, lavorandolo con una spatola per farlo passare da bollente a tiepido. Stendete l’impasto più volte fin quando non potrete utilizzare le mani per continuare a stiepidirlo. A questo punto, versate nell’impasto un uovo alla volta e sbattetelo leggermente con una forchetta e impastate con la spatola. Procedete con il secondo uovo solo quando il primo è completamente assorbito, ovvero quando l’impasto è di nuovo sodo. Fate lo stesso con tutte le uova a seguire fino ad ottenere un impasto finale morbido e sodo.
Su una teglia foderata di carta da forno, con una sac à poche con bocchetta liscia (1 cm) fate dei mucchietti di impasto (diametro 6 – 7 cm), distanziandoli di almeno 3 – 4 cm. Appiattite la punta con il dorso di un cucchiaio leggermente umido. Scaldate il forno a 200° e cuocete i mucchietti di impasto per 12 minuti. Quando formano la crosticina, i bignè sono pronti per la frittura in un pentolino con abbondante olio bollente (165 – 170°). Immergetene alla volta fin quando non viene a galla, dorato e raddoppiato di volume. Girateli per far cuocere ogni lato e in circa 2 minuti sono pronti. Cambiate l’olio al massimo ogni 10 bignè. Lasciate asciugare e raffreddare i Bignè di San Giuseppe sulla carta assorbente per 1 ora.
Crema pasticcera: montate per 2 minuti circa i tuorli con zucchero e vaniglia fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungete farina e fecola setacciate e amalgamate e montate con la frusta fino ad avere un composto omogeneo e liscio. In un pentolino fate appena bollire il latte e, lontano dai fuochi, versate velocemente il composto di tuorlo, zucchero e farina. Rimettete sul fuoco moderato per qualche secondo, fin quando il composto d’uovo non galleggia in superficie sul latte. Dopo circa 1 minuto, si formeranno in superficie delle bolle di latte che bucano la superficie di tuorlo e l’uovo si staccherà dai bordi della pentola lasciando il posto al latte. Girate rapidamente con la frusta e allontanate dal fuoco, fin quando la crema non si addensa. Mettete subito la crema in una terrina e copritela con una pellicola a contatto. Mettetela in frigo per 15 minuti ed è pronta per farcire i bignè, quando si sono completamente freddati.
Bucate il fondo del bignè con un coltello e riempite con tanta crema usando la sac à poche con la bocchetta piccola (0,2 cm). Spolverate di zucchero a velo e… abbuffatevi di Bignè di San Giuseppe con l’aiuto cuoco, vostro figlio!

Tanti auguri papà!

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