Tra cesoie e leggende, l’antica arte della potatura

I dipinti presenti sulle piramidi egizie raccontano di terreni floridi, lì dove le capre ne brucavano l’erba. Terreni dove crescevano piante alte e robuste.

Così nacque il concetto di potatura.

Che sia leggenda o realtà, non è ben chiaro, ma che la potatura renda le piante più vigorose, è cosa certa!

La potatura è una delle pratiche più antiche compiute dall’uomo. È figlia della trasformazione del rapporto tra questo e la natura, avvenuta nel momento in cui il primo divenne stanziale. Il mondo naturale non è stato più visto come un qualcosa di imprevedibile e quindi da temere, ma come una serie di elementi da potere controllare.

È gennaio, più o meno in ogni provincia del Lazio è tempo di potatura di ulivi.

Segaccio, troncarami, cesoie, una scala, un panino per il pranzo, perché fino a che il sole non è calato si lavora, cellulare carico per le emergenze, un buon compagno di lavoro e di chiacchiera. Questi sono gli “attrezzi del mestiere!

La potatura non è solo un dovere del contadino, è il suo atto d’amore verso la pianta che gli offre il frutto, il riparo dal sole durante l’estate, la certezza di essere riscaldato con i suoi rami recisi durante l’inverno. È la sua compagna di viaggio.

Zac, zac… si taglia per ridare una forma regolare alla chioma e soprattutto per arieggiarla al suo interno, per far sì che il sole possa penetrarvi. Le chiome devono essere aperte e vuote al centro: chiome troppo fitte sono da evitare, perché favoriscono lo sviluppo di malattie fungine e la propagazione di insetti dannosi, come la cocciniglia. Il giusto equilibrio tra foglie e frutti viene infatti ottenuto tramite quest’operazione.

… e così ogni giorno dalla fine delle festività del Natale, fino a febbraio inoltrato, nel piccolo borgo di Poggio Nativo, in provincia di Rieti, Angelino insieme al suo Leo, un simpatico incrocio con maremmano, ma dalla taglia notevolmente più piccola, poco dopo le 8 del mattino si recano nel terreno. Angelino pianta la sua scala a pioli, in legno, come quelle d’un tempo. Sale in cima, puntella i piedi e taglio dopo taglio, ridona luce alla sua pianta. Leo lì sotto pazienta, fiducioso di ricevere le coccole, non appena il suo padrone sia sceso dalla scala.

La pratica della potatura è diffusa in tutta la regione e per ogni tipo di pianta. Cambiano solo i tempi e semmai le modalità, ma è certamente un’attività affascinante a cui assistere, e perché no… in cui cimentarsi, perché racconta la storia e la cultura dei borghi laziali.

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