Trilussa

Trilussa

Carlo Alberto Salustri, questo era il suo vero nome, è stato l’autentico interprete e cantore della tradizione più vera e genuina dell’anima popolare romana – dopo il suo predecessore Giuseppe Gioachino Belli – grazie alla produzione di sonetti in dialetto romanesco.
Il mondo che popola l’universo poetico rappresentato è quello vivo, vitale e talvolta sboccato, ma sempre sincero, degli ambienti più umili e popolari della sua Roma: le osterie, le strade ed i vicoli dai quali trovava direttamente l’ispirazione letteraria per i suoi componimenti.
Se Gioachino Belli si era ispirato al forte contrasto fra le classi sociali più disgraziate, Trilussa era in qualche modo l’interprete della piccola borghesia romana, di cui raccontava con i suoi modi garbati ed ironici i vizi ed i peccati. Protagonisti dei sonetti risultano essere anche gli animali, come cani, gatti, topi, maiali, scimmie che rappresentavano, i diversi vizi e i difetti della specie umana. Sono celebri anche i suoi disegni a matita o a china che spesso creava per accompagnare le sue opere letterarie.
Per conoscerlo meglio può essere utile la visita allo studio di Trilussa, fedelmente ricostruito con mobili originali in una sala del Museo di Roma in Trastevere a piazza S. Egidio. E’ possibile anche visionare diversi documenti originali di Trilussa.
È sepolto nello storico Cimitero del Verano a Roma. Sulla sua tomba in marmo è scolpito un libro, sul quale è incisa la poesia Felicità:
“C’è un’ape che se posa
su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.”

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