Per non dimenticare i superstiti liberati il 27 gennaio 1945 dal campo di sterminio di Auschwitz, siamo andati al Memoriale della Shoah a San Donato Val di Comino, una grande Pietra d’Inciampo in un piccolo borgo ciociaro.
Una semplice piazza, a prima vista, che il 27 gennaio 2023 è diventata il Memoriale della Shoah, una grande pietra d’inciampo, un luogo dove il passaggio quotidiano diventa un atto di ricordo e di consapevolezza. I fatti ricordati sono quelli drammatici avvenuti durante il Scondo Conflitto Mondiale quando, nel 1940, i tedeschi occuparono San Donato Val di Comino per farne luogo di internamento libero per ebrei e stranieri e, a partire dal 1943, dopo l’armistizio, luogo militrizzato, ultimo centro abitato prima della Linea Gustav.

Memoriale della Shoah, le linee affilate
Il 6 aprile 1944, vigilia della Pasqua per gli ebrei e Giovedì Santo per i cattolici, 16 ebrei stranieri internati a San Donato Val di Comino furono catturati con l’inganno, portati in piazza 28 Ottobre, come allora si chiamava il Memoriale, per essere poi deportati ad Auschwitz.
Il Memoriale della Shoah a San Donato Val di Comino commemora il drammatico percorso vissuto da quei 16 ebrei, attraverso una sequenza di sette simboli chiave: accoglienza, inganno, baratro, memoria, speranza, futuro, Europa Unita.

Memoriale della Shoah, le panchine
Le panchine rappresentano l’accoglienza, la vita condivisa. I sandonatesi, incluse le autorità e i dipendenti comunali, accolsero e integrarono con coraggio gli internati. Fecero letteralmente carte false per salvarli dalla cattura della polizia militare tedesca.

Museo del Novecento e della Shoah
Nel Museo del 900 e della Shoah, a pochi metri dal Memoriale, sono raccontate molte di queste storie di eroismo e di solidarietà dei sandonatesi. Tra queste c’è quella di Costanza Rufo che mise in salvo un’ebrea nascondendola in un cesto, sotto una coperta di sterco di gallina. Fu così che, trasportando il cesto sulla testa, come di consuetudine per le donne sandonatesi, riuscì a superare la fureria dei tedeschi.

Museo del Novecento e della Shoah, Pasqualina Perrella e l’anagrafe
E poi c’è quella di Pasqualina Perrella, una delle donne impiegate dell’anagrafe che riuscì a contraffare l’identità di un’immigrata ebrea, salvandola dalla deportazione. Pasqualina è stata l’ultima superstite di quella eroica comunità. È morta a 99 anni nel 2021, proprio nell’anno in cui il Museo del 900 e della Shoah iniziava a prendere forma.

Memoriale della Shoah
Le linee affilate simboleggiano l’inganno. La frattura della civile convivenza, creatasi dal 1940 in poi, ci fu nel marzo del ’44, quando le truppe tedesche invitarono con l’inganno gli ebrei a ritirare un lasciapassare. In realtà, li identificarono, interrogarono e arrestarono.
La pavimentazione nera nella piazza indica il punto esatto in cui sostava il camion, dove erano “ammassati” gli ebrei catturati. Lo spazio nero simboleggia un baratro, una voragine che ritroviamo anche nella stanza nera della deportazione all’interno del Museo del 900 e della Shoah.

Memoriale della Shoah, la Stele
La stele è la memoria, disegnata da Giuliano Tullio. Ricorda la sorte degli internati che furono deportati ad Auschwitz. Le pietre posate intorno alla stele sono un omaggio alla tradizione ebraica di lasciare un sasso sulla tomba dei cari con la mano del cuore, la sinistra. Chi visita questo luogo partecipa lasciando una pietra, simbolo perenne di ricchezza spirituale, non dei fiori effimeri.

Memoriale della Shoah, le tre linee scure
Le tre linee scure che guidano verso l’uscita del Memoriale rappresentano la speranza. Ricordano i tre sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, Rosa Blody, Gertrude Glaser ed Enrico Levi.
Il sesto simbolo nel Memoriale della Shoah è rappresentato da due alberi di acero, ovvero il futuro. I due alberi sono i due bambini, Italo Levi e Noemi, partiti da San Donato Val di Comino e uccisi al loro arrivo ad Auschwitz. Le generazioni future possono così ricordare le storie degli internati.

Memoriale della Shoah, il vettore
Il vettore è simbolo dell’Europa Unita, disegnato dall’architetto polacco Daniel Libeskind, lo stesso autore del Museo Ebraico a Berlino e del Ground Zero a New York. Il vettore connette San Donato Val di Comino ai luoghi della memoria della Seconda Guerra Mondiale. Il Memoriale, infatti, insieme al Museo del 900 e della Shoah e ai Sentieri di guerra, forma un circuito inserito nel progetto Liberation Route Europe, promosso dal Consiglio d’Europa.

Museo del Novecento e della Shoah, Gabriella Cazar e suo figlio Italo Raffaello Levi
Le storie della popolazione locale che tentò in tutti i modi di aiutare gli internati e i militari alleati fuggiti dalle prigioni, continuano all’interno del Museo del 900 e della Shoah. Tante storie di vite che si svelano tra le righe di vecchie lettere di sopravvissuti allo sterminio, attraverso libri e riviste, come quelle che testimoniano la nascita delle leggi razziali, e attraverso gli effetti personali dei militari mai tornati a casa.

Museo del 900 e della Shoah, gli emigrati- liberationroute.com
Le stanze del Museo percorrono il tempo e arrivano a raccontare le storie degli emigrati sandonatesi a New York, e del loro quartiere, Little San Donato, i cui ruderi, a seguito della demolizione negli anni 50, sono stati il set del musical “West Side Story”.
Storie e aneddoti si intersecano e si accavallano in un vociare quasi assordante di chi, allora, non era ascoltato.
