Quando Johann Wolfgang Goethe arrivò a Roma nel 1786 era già uno scrittore di fama mondiale, grazie al suo “Werther”.
Ma non ancora quel genio indiscusso delle “Affinità elettive” o dell’invenzione del concetto di letteratura mondiale.

Di certo – come sappiamo dalle cronache – il “Viaggio in Italia” di Goethe, che lo portò a Roma per ben due anni, non fu solo un soggiorno di piacere, ma piuttosto una rinascita: ”Soltanto a Roma ho potuto ritrovare me stesso. Per la prima volta, mi sono sentito in armonia con me stesso, felice, ragionevole…”.

Aveva quasi quarant’anni, quando arrivò nella Capitale, tra il 1786 e il 1788, e si stabilì presso il pittore tedesco, Johann Heinrich Tischbein, nella sua abitazione in via del Corso.

La permanenza di Goethe a Roma ha fatto sì che quest’ultimo contribuisse a lasciare un segno indelebile nella Città Eterna.

Iniziamo un viaggio attraverso i luoghi più cari dell’artista partendo dalla sua abitazione, divenuta oggi un museo “La casa di Goethe” nota meta turistica, che si trova ancora lì al civico 18 di via del Corso.

La monumentale scalinata di Trinità dei Monti (135 scalini) doveva essere un percorso solito per Goethe che lo portava a raggiungere la chiesa di Trinità dei Monti, dalla quale ammirare il bellissimo panorama sottostante.

Da piazza di Spagna al caffè Greco, da Fontana di Trevi al Quirinale, Goethe amava molto passeggiare per questi luoghi, percorrendo un tragitto ideale di bellezze, che di solito amava concludere a Villa Medici.

Via Condotti 86, Antico caffè greco è un caffè storico della Capitale, aperto nel 1760 proprio da un greco. Questo era per Goethe un luogo di passaggio e di incontri, a pochi passi dalla sua abitazione, dove amava rimanere per gustare lunghe colazioni all’italiana.

Palazzo Montecitorio e Piazza del Quirinale erano due luoghi dove Goethe amava molto andare a passeggiare in compagnia del suo amico pittore Tischbein. Camminando sulla piazza lo scrittore ne rimaneva ogni volta affascinato: “La piazza davanti al palazzo ha qualcosa di affatto inconfondibile, irregolare com’è, eppure grandiosa e armonica. Ed eccomi finalmente davanti ai due Colossi (le statue di Castore e Polluce)!”.

Come si legge in “Viaggio in Italia” Goethe non solo amava la città eterna “C’è una sola Roma al mondo, e io mi ci trovo bene come un pesce dentro l’acqua” ma anche le gite fuori porta che lo conducevano nel verde della campagna romana. “Sui colli, ad Albano, a Castelgandolfo, a Frascati, dove la scorsa settimana trascorsi tre giorni, l’aria è costantemente pura e limpida. Là si può studiare una natura differente”.

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