Bello lasciarsi alle spalle questa primavera bagnata e godere dei primi caldi. Nella tranquilla atmosfera di uno dei laghi vulcanici a nord di Roma, blu, a misura d’uomo: il lago di Bolsena.

Da ‘dentro’ e ‘da fuori’: l’occasione è doppia. Con la bella stagione riprende la navigazione, da Capodimonte e da Bolsena, intorno all’Isola Martana e alla Bisentina, due ‘animali’ addormentati sull’acqua, in mezzo al lago.

Si può progettare un tour, adattandolo alle proprie esigenze, e farsi portare, via acqua, a cogliere la naturale bellezza delle piccole baie rocciose, delle calette di acqua limpidissima riparate dal vento, godendosi il panorama e la quiete dalle mure delle imbarcazioni; o tuffandosi, con qualche accortezza; o beneficiando di un bel bagno ristoratore, ma scendendo dalla scaletta….

Lago di Bolsena: isola Bisentina

La cautela deriva dalla storia. Perché Amalasunta, la regina dei Goti, si lasciò lusingare dalle belle acque del lago. E le fu fatale. Relegata sull’Isola Martana dal marito Teodato, fu uccisa a tradimento in balneo mentre cioè si bagnava, nella calda primavera del 535 d.C. Un delitto efferato, ma esequie d’eccezione: si narra che la bella regina, su una carrozza d’oro, fu sepolta in uno dei sette colli, proprio davanti all’isola. E sembra che lei, la dama bianca, si aggiri ancora tra le rocce in forma di spettro, lamentando nelle giornate di forte tramontana che agitano l’acqua del lago la sua triste fine.

Sempre in barca si raggiunge l’Isola Bisentina, raffinata e verdeggiante, con scorci incantevoli sui boschi e i giardini all’italiana, perfettamente curati. Sembra che proprio qui, nel mezzo del lago, si nasconda uno dei portali di accesso al mitico Regno di Agarthi, il mondo misterioso interamente collocato al centro del pianeta ed abitato da una civiltà molto evoluta. Per chi ci crede.

Lago di Bolsena: isola Martana

Non resta che concludere la giornata in una delle tantissime trattorie, e assaggiare l’anguilla alla vernaccia, una specialità da re. O da pontefici. Martino IV ne era così ghiotto che Dante non esitò a metterlo nel suo Purgatorio, tra i magrissimi golosi. Lo descrive così: ‘ purga per digiuno le anguille di Bolsena e la vernaccia’ (Purg., XXIV, 21-24).

E ripartire il giorno successivo. Questa volta in sella, a un cavallo, o a una mountain bike, per vedere il lago ‘da fuori’. Iniziamo con la bicicletta, da prendere anche a nolo. Si può percorrere tutto l’anello, di 53 chilometri, su strade prevalentemente asfaltate e prive di traffico, in un paesaggio verde di boschi, campi coltivati e uliveti, partendo da Bolsena.

Lungo la via Francigena, è un borgo medievale che il miracolo dell’ostia sanguinante del 1263 ha reso celebre, e la festa del Corpus Domini, originata dal miracolo, rende imperdibile per la solenne processione lungo le vie cittadine, ornate da un tappeto ininterrotto di infiorate artistiche.

In bici sul lago

Dalla cittadina sul lago il percorso prosegue, oltrepassando il cimitero militare dei caduti del Commonwealth, fino a Montefiascone, punto più alto della passeggiata, con la maestosa cupola del Duomo, e la Rocca dei Papi, rifugio di pontefici in fuga dagli assedi di Roma. E’d’obbligo la degustazione dell’Est!Est!Est! vino antichissimo e di grande qualità, prima di ridiscendere sul lungolago al piccolo porto di Marta e a Capodimonte, da dove la vista del lago e delle due isole è davvero bella.

La strada sul tratto ovest dell’anello tocca San Magno, un tempo chiesa rifugio dei briganti, e Gradoli, nota per il bel Palazzo Farnese,i suoi affreschi manieristi e il Museo del Costume farnesiano; e per alcune delizie che da sole valgono una sosta: l’Aleatico di Gradoli, un vino DOC rosso violaceo, il Grechetto nelle sue varietà bianco e rosso, noto da secoli nella zona, e i fagioli del purgatorio, piccoli teneri e bianchissimi.

Pochi chilometri consentono di ritornare a Bolsena sulla Via Cassia, con poco traffico in questo tratto.

A cavallo si può allargare il cerchio e cercare punti di osservazione sulla cresta delle colline che vedono la Maremma laziale. O allontanarsi di qualche chilometro, e affrontare il Sentiero dei Briganti, verso la Selva di Lamone, sulle tracce di Domenico Tiburzi il brigante ottocentesco incontrastato ‘re del Lamone’.

Ma con un altro giorno, lasciando gli sport d’acqua che il lago consente, dalla vela alla pesca sportiva – il lago è assai pescoso –, alle pagaiate in canoa, una buona conclusione prima del rientro è una sosta alle terme. E’ zona vulcanica, le acque calde e salutari non mancano. Libere o, sempre all’aperto, in stabilimenti perfettamente attrezzati per avere a disposizione lettini, drink, un panino. O di più per i grandi appetiti e un relax totale.

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