Il Nome della Rosa si è trasformato da best seller letterario di Umberto Eco a miniserie tv di otto puntate su Rai1 che ci hanno trascinato nel medioevo e ricordato l’omonimo film uscito trent’anni or sono. Ma in quanti sanno che molte delle scene esterne e degli interni più suggestivi sono stati girati interamente nel Lazio tra luoghi pieni di fascino, magia e mistero?

Siamo nel 1327 quando il frate Guglielmo da Baskerville (John Turturro) e il giovane novizio Adso da Melk (Damian Hardung) arrivano in una solitaria abbazia benedettina per rappresentare l’Ordine francescano con l’aiuto di Ludovico di Baviera. I due loro malgrado, si ritroveranno coinvolti in numerosi delitti inspiegabili e, tra mille possibili scenari, a scoprirne il perché e a risolvere il caso in un finale appassionante.

Damian Hardung e John Turturro

L’avvincente miniserie “Il Nome della Rosa” è stata girata nel cuore d’Italia, tra l’Umbria, l’Abruzzo e il Lazio, oltre alle numerose ricostruzioni di scene create a Cinecittà, come le celle dei monaci, la sala del capitolo, il refettorio e la biblioteca col labirinto.

Fate “zapping” con noi tra le straordinarie location nel Lazio, non solo comodamente seduti sulle vostre poltrone ma programmando un viaggio alla scoperta di Guglielmo da Baskerville e del Nome della Rosa.

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Civita di Bagnoregio

Ne “Il Nome della Rosa” la vediamo senza il lungo ponte panoramico affacciato sui Calanchi, ma Pietranera è in realtà è Civita di Bagnoregio, l’antichissima città etrusca tra “I Borghi più Belli d’Italia” e candidata nella lista dei siti UNESCO, spesso scelta come set per il piccolo e grande schermo.

Il Castello di Rocchettine

Siamo a Torri in Sabina, al confine tra Lazio e Umbria, a nella duecentesca Rocchettine, borgo gemello di Rocchette. Il primo è un borgo fantasma mentre il secondo, seppur con poche casette, è ancora vivo. Così arroccati sulle colline verdeggianti, l’uno di fronte all’altro, ma con due destini opposti. E nessuno sa il perché. Il fascino indiscusso di un luogo avvolto nel mistero come Rocchettine lo ha reso appetibile per girare alcune scene de “Il Nome della Rosa”.

Il Parco Naturalistico Archeologico di Vulci

Il Parco di Vulci è un’oasi del WWF a Montalto di Castro che accoglie nell’antica valle del Fiora i resti di Vulci, una delle più potenti e grandi città-stato dell’Etruria. Ancora oggi, potete camminare tra grandi necropoli e resti romani, circondati da suggestivi canyon dove si staglia a 30 mt di altezza il Ponte dell’Arcobaleno che, da più di 2000 anni, costeggia il castello medievale della Badia, oggi sede del Museo Etrusco. A cavallo o a piedi, si gode un panorama spettacolare fino a raggiungere la cascata che si getta nel piccolo laghetto balneabile del Pellicone.

La Faggeta Vetusta dei Monti Cimini

Patrimonio Unesco dal 2017, nella Faggeta a Soriano nel Cimino sono state girate alcune scene, un luogo incantato da vivere a piedi, a cavallo o in mountain bike, abbracciati da giganteschi faggi secolari alti 50 metri.

Il Bosco della Macchia Grande

Anche Manziana è tra le location nel Lazio utilizzate per le esterne, in quell’angolo tra il lago di Bracciano e i monti della Tolfa dove magnifiche querce fanno ombra ai ruderi della seicentesca Mola di Manziana e la Caldara, l’ampia depressione vulcanica dove, si narra, fu gettata la ricetta della mitica pietra filosofale che trasforma il piombo in oro.

Castelli Romani

Le esterne sono state girate, fra gli altri, nei paesaggi naturali che caratterizzano i Castelli Romani, tra il Parco Archeologico del Tuscolo a Monte Porzio Catone, la valle della Molara, la via Latina e il Vivaro.

 


 

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