Un grande tavolo di legno dove è nato il film “Un sacco bello”, attorno al quale si sono seduti Rossellini, Fellini, Pasolini, Scola, De Oliveira, Sordi, Leone, si trova ora nella residenza di campagna che la famiglia Verdone ha da decenni a Cantalupo in Sabina.

Carlo Verdone, il più iconico dei comici viventi, creatore di personaggi entrati nella cultura popolare e nell’immaginario collettivo, è romano. Per sua stessa ammissione potrebbe però essere stato concepito in Sabina, proprio a Cantalupo in Sabina, dove il padre costruì una casa di campagna su un terreno donato dalla baronessa Gabriella Camuccini, grande amica della moglie.
Un luogo legato a Carlo Verdone, amatissimo dal padre Mario e da tutta la famiglia. Il fratello Luca cura un’interessante rassegna cinematografica dedicata alle donne mentre Carlo passa diverso tempo a Cantalupo in Sabina e con i residenti ha instaurato un rapporto di amicizia e rispetto.

Il pluripremiato attore e regista da adolescente ha trascorso diverse estati in Sabina e spesso ha dato pubblicamente atto del suo amore per il Reatino, dove torna sempre volentieri. E’ stato padrino artistico e linfa vitale del Festival del Cinema italiano di Poggio Mirteto.
Oltre alla romanità che domina i suoi soggetti, la Sabina sta infatti dentro la caratterizzazione di certi personaggi ispirati da figure come quel prete di Casperia degli anni Sessanta dalle cui omelie Carlo Verdone rimaneva incantato assorbendone atteggiamenti, ritmi e cadenze.
“Hai un verde tutto tuo, Sabina. La barriera fitta delle siepi, il pennello nerastro del cipresso, e la chioma folta dell’ippocastano; e foglie d’ulivo il fogliame giallastro del gazebo dove fiorisce il glicine” ed ancora “Ho scritto tanto nella mia vita, ma certo mi piacerebbe raccogliere i versi e le memorie che ho dedicato a quel luogo che da oltre quarant’anni mi regala silenzi e tramonti”.
Così scriveva parlando di Cantalupo il padre Mario, noto studioso di cinema, critico celebrato e illustre accademico.

Il borgo con il suo immenso patrimonio culturale può esser definito un “museo all’aperto” perché conserva la storia vissuta: da Porta Maggiore, a Palazzo Camuccini fino alle numerose chiese sparse sul suo territorio.
Porta Maggiore ha due statue dedicate alle divinità Mercurio, sulla sinistra e Minerva sulla destra, comunemente conosciute come “Bammocci”. Una leggenda narra che, in passato, fu chiesto agli abitanti di scegliere tra l’acqua e i bammocci e loro preferirono questi ultimi, per questo i cantalupari vengono anche soprannominati “Bammocciari”.
Nel Palazzo Camuccini c’è la stanza dove pernottò Giuseppe Garibaldi prima della battaglia di Aspromonte. La chiesa principale si trova proprio accanto al Palazzo Camuccini. Si tratta della chiesa di Maria SS. Assunta in Cielo, il cui disegno e supervisione sembrano da attribuirsi all’architetto Carlo Fontana.

Fuori dall’abitato, a metà di una lunga salita fra robuste querce e scorci di colline, ad aspettare con umile benevolenza chi giunge silenzioso si trova l’antica chiesa di Sant’Adamo. Porta con sé anche la leggenda del miracolo dell’omonimo Santo che risanò la zampa di un mulo. La chiesa, nelle pergamene dal 1150, sorge sulla tomba dell’omonimo eremita, conserva pitture tardogotiche, esempio importante e raro in Sabina.
“Nessun artificio può imitare l’operosità della natura”
Un pensiero che probabilmente Marco Tullio Cicerone ha avuto nella sua dimora a Cantalupo in Sabina, nell’attuale complesso archeologico del Tulliano. Conserva i resti della “villa rustica” di età adrianea insieme alla “Casa delle Cisterne” o delle “Terme” e un pozzo romano in “opus reticolatum”.

Di grande importanza per gli abitanti sono la festa dedicata al Santo patrono Biagio, il 3 febbraio, e l’antichissima e tradizionale manifestazione in onore di Sant’Adamo, caratterizzata dalla fiera delle merci e del bestiame agli inizi di maggio. A fine luglio il Festival cinematografico Parliamo di donne di cui Luca Verdone, fratello di Carlo, è l’ideatore.
