Il Parco Oasi Orie Terme a Configno, piccola frazione di Amatrice, è un’immersione unica in un ecosistema incontaminato, dove alberi secolari, acque abbondanti e una fauna straordinaria conducono a una felice riconnessione con la natura.

Lo scenario magnifico dei monti della Laga da Amatrice
Il parco naturalistico, di proprietà della famiglia Betturri sin dal 1610, si compone di uno spazio di 18 ettari in cui oggi vivono liberamente 22 daini e 12 cervi.

I cervi nel Parco Oasi Orie Terme
La famiglia, di origini contadine, ha saputo conservare questo podere agricolo fino al 2005, anno in cui Pier Luigi Betturri trasforma la proprietà in un’oasi naturale aperta alle visite del pubblico.

La mappa del percorso all’interno dell’Oasi naturalistica Orie Terme
La visita si snoda su un percorso di 3 chilometri con l’accompagnamento di una splendida guida locale, Elvira Spagnoli, che con contagiosa passione racconta ai visitatori la storia avvincente del luogo lungo le sue fasi storiche.
Nella bellezza pacifica di questo percorso, la natura dialoga con l’arte, i testi biblici e gli scritti poetici diventano un omaggio alla Terra, un invito alla riflessione e alla riscoperta della vera felicità.

Le parole di Papa Francesco scolpite all’ingresso del parco Orie Terme
L’esperienza mistica a cui invita il parco nasce sin dall’ingresso dove si leggono su un ceppo marmoreo alcuni versi tratti dall’enciclica Laudato si di Papa Francesco che esorta l’essere umano ad amare e proteggere la Terra come una nostra madre e sorella.

I daini nel parco accompagnano i visitatori lungo il sentiero
Si prosegue attraverso il Bosco Sacro, tratto di foresta formata da castagni secolari, faggi e querce e si giunge nei pressi di un laghetto a forma di cuore, alimentato da tre sorgenti. Qui cervi e daini fanno il bagno e trovano frescura nelle giornate estive.

Il laghetto a forma di cuore all’interno del parco
Sulla destra del laghetto si scorge l’antica Fonte delle Orie, storica sorgente da cui sgorga acqua sempre freschissima anche in piena estate e che alimenta un piccolo invaso utile all’irrigazione. Qui le donne un tempo si davano appuntamento per fare il bucato o per riempire la conca, il tradizionale recipiente di rame utilizzato per trasportare l’acqua sulla testa.
Altri angoli del parco presentano abbondanti fonti d’acqua che confluiscono tutte verso il fosso di Sant’Antonio a valle dell’Oasi, immissario del Lago Scandarello.

Il monolite con il brano Dolcenera di De André
Qui arte e natura convivono e dialogano felicemente. Un monolite lungo il percorso riporta scolpito il testo Dolcenera di Fabrizio De André, dall’album Anime Salve. Le parole del brano hanno come protagonista l’acqua, potente elemento naturale, metafora della vita ma anche di distruzione e di morte. L’omaggio alla canzone è nel punto esatto del parco in cui convogliano grandi quantità d’acqua per prendere diverse direzioni. Proprio da questo punto, alzando lo sguardo verso la collina, si intravede il cimitero di Configno.

La lastra di marmo con i versi del Cantico delle Creature
Dedicato a San Francesco d’Assisi, invece, è Il vero cuore del parco. In un’area del bosco lasciata volutamente incolta, giace una lastra di marmo seminascosta da foglie ed erbe selvatiche, in cui si legge un passo del Cantico delle Creature. E’ certo che il poverello d’Assisi conoscesse bene questa zona e queste valli e ne ammirasse l’umile povertà e la bellezza intensa della natura, tanto da realizzare nel paese di Greccio, poco distante dal parco, il Primo Presepe Vivente nel 1223.
Proseguendo lungo il sentiero si costeggia il Cristo del Castagno, un’edicola campestre realizzata sulle radici di un maestoso albero di castagno, abbattuto per ragioni di sicurezza.

Il Calvario delle Orie
Superato il Bosco Sacro si aprono distese di prato verde dove una ripida scalinata di 140 gradini si inerpica fino al piazzale delle Tre Madri. Qui c’è l’opera Il Calvario delle Orie, realizzata dagli scultori Gabriele Visconti e Milos Ippoliti. Questa è la scena del Golgota con Gesù e i due ladroni crocifissi: alla destra di Gesù c’è Tito, il Buon Ladrone, che si pente e converte, mentre alla sinistra c’è Dimaco, il Cattivo Ladrone, che rinuncia alla salvezza. Ai piedi dei tre crocifissi le rispettive madri e una targa con i versi, ancora una volta, del poeta De André ripresi dall’album La Buona Novella.

La tenerezza dei daini nel parco – Foto FB Passeggiamo Insieme
La visita si conclude con i saluti finali ai daini che, dopo una iniziale diffidenza, affiancano solitamente i visitatori lungo il percorso, mentre i cervi più schivi osservano dalle alture.
