Basta un giro di messaggi su WhatsApp il venerdì pomeriggio per trasformare un sogno in realtà.
Ed eccoci pronti la mattina seguente, davanti al piccolo bar adiacente i giardini pubblici della splendida Amatrice, il cielo blu, il sole che brilla, i sorrisi di chi ama questi luoghi e un buon caffè danno lo sprint per la nostra avventura che farà battere forte i nostri cuori.

Risaliamo in auto e seguiamo il nostro tour leader Franco Tanzi nella piccola frazione di Preta, 1194 mt di altitudine, qui con scarponi ben stretti, zaino in spalla e racchette iniziamo il nostro percorso. Attraversiamo il piccolo paesino, il silenzio regna sovrano, passiamo nella “piazzetta dell’ozio” chiamata così perché qui si ritrovavano gli abitanti per parlare, notiamo che vicino al portone di alcune abitazioni ci sono targhe di ottone con incise poesie di poeti locali dedicate alle splendide montagne o ai compaesani che hanno lasciato quel piccolo paradiso e andare a lavorare nella Capitale…

Pian piano ci addentriamo in una faggeta, il percorso sembra semplice, formiamo una fila indiana, i rami sono spogli, i raggi del sole penetrano e si riflettono sul tappeto di foglie che calpestiamo, il loro crepitio è un suono lieve e piacevole, non ricordavamo più questo suono. Proseguiamo sul sentiero CAI 368 fino a Colle Innamorato, 1512 mt di altezza, qui c’è una edicola dedicata alla Madonna, ci riposiamo giusto il tempo per bere e mangiare frutta secca e zenzero, un pieno di energia! Ai nostri occhi si apre un panorama sulla valle, un gioco di sfumature verdi e il color rosso dei tetti dei paesi che si vedono a distanza rendono il paesaggio affascinante, non c’è foschia, tutto sembra surreale.

Faggeta Sacro Cuore – Gorzano (Ph. @Fortunato Demofonte)

Seguendo il nostro tour leader deviamo sul sentiero CAI 368-A dove i nostri accompagnatori ci descrivono il territorio, le montagne ed i loro numerosi sentieri. Siamo orgogliosi di far parte di questo piccolo gruppo di “esploratori” … ma il bello deve ancora venire. Inizia la salita, il dislivello aumenta, ci sono tratti che facciamo a fatica, ci aiutiamo con le mani a salire, ci teniamo sui rami che pendono o con i bastoncini nella parte più bassa per fare leva. Un nostro compagno più agile passa davanti e mettendosi a contrasto con un albero ci porge un ramo, dove ci aggrappiamo per poter salire, gli scarponi scivolano sul tappeto di foglie, sotto c’è il fango che non aiuta.

Croce del Comandante Montgomery

Croce del Comandante Montgomery – Foto di @Fortunato Demofonte

Mentre saliamo pian piano, ci accorgiamo che ai nostri lati abbiamo dei passaggi esposti, bisogna fare attenzione a non perdere l’equilibro, ne siamo consapevoli, l’adrenalina aumenta e l’unica cosa che conta è quella di arrivare alla Croce del Comandante Montgomery , sul monte Vacciuno 1902 mt, chiamata così perché scopriamo grazie a Fortunato, uno dei più grandi esperti dei sentieri dei Monti della Laga, che nel 1960 in quel punto ebbe il primo impatto un veicolo dell’aeronautica militare Usa che poi finì a schiantarsi sul fianco della vicina Laghetta.
Apprenderemo solo a fine escursione che i nostri 800 mt dislivello sono classificati come “ambiente impervio con passaggi di secondo grado su roccette e falasca”.

La testa rimane bassa e gli occhi sono concentrati sul percorso, ora tutto è aperto, camminiamo su un’erba alta ed ormai giallastra, alle nostre spalle abbiamo lasciato le faggete e più in basso intravediamo dei verdi pini che contrastano con il blu del cielo. Nonostante qualche sosta c’è ancora da faticare per giungere in vetta, ed è bellissimo proseguire osservando la cadenza del sole che disegna sui canaloni del monte Gorzano ombre infossate, quasi inquietanti, ma è solo quando arriviamo alla Croce Montgomery che ci rendiamo conto di vivere in una favola.

muretto a secco stazzo di Gorzano

Muretto a secco Stazzo di Gorzano – Foto di @Fortunato Demofonte

Meraviglioso quello che dalla nostra postazione privilegiata si presenta ai nostri occhi: sulla sinistra il Gorzano, poi il lago di Campotosto che in prospettiva sembra si adagi ai piedi del Terminillo, poi il monte Elefante, verso destra il versante di Pizzo chiude l’orizzonte con i Sibillini. Scende lo sguardo a valle e vediamo quello che resta dei piccoli borghi del comune di Accumoli, una sfumatura di verde, giallo e marrone apre sulla conca amatriciana… una gru dalla zona rossa di Amatrice, un tuffo al cuore… gli occhi sono lucidi perché tutto è semplicemente unico e siamo sicuri che la nostra città si rialzerà come l’araba fenice dalle proprie polveri.

Ci sediamo per recuperare fiato e per ammirare lo spettacolo, da dove siamo tutto è semplicemente fantastico, e ci piace poter pensare che la bellezza di questo piccolo angolo di paradiso possa placare l’anima di chi ancora non può tornare a vivere in questi luoghi. Ora non rimane che continuare la nostra escursione, proseguiamo seguendo la cresta e pian piano decliniamo verso lo stazzo del Gorzano.

Gorzano con Lago di Campotosto

Gorzano con Lago di Campotosto – Foto di @Fortunato Demofonte

Vedere e toccare quel muretto a secco che è lì da anni ci ricorda le nostre origini, la transumanza, la vita di sacrifici di quei pastori, ma anche la ricchezza e la fama che questa attività ha portato in questi territori. Non possiamo non fermarci per fare qualche foto e parlare dell’antichissima tecnica dei muretti a secco, sulla possibilità di completare il restauro dello stazzo e su come meglio promuovere questi sentieri. Mentre scendiamo immersi nella faggeta, Franco Capriotti ci spiega come molti turisti stranieri, soprattutto tedeschi, nel venire in queste nostre montagne rimangano colpiti per il loro particolare fascino e la loro poca antropizzazione. Ed eccoci arrivati di nuovo in paese, sentiamo i quadricipiti ei polpacci caldi, ci fermiamo davanti alle auto per il cambio di scarpe, ci sediamo su un muretto di sassi e con modo conviviale iniziamo il nostro terzo tempo… del buon pane e una lonza da affettare è il nostro premio per questa avventura. Prima di salutarci, brindiamo alle nostre montagne con un buon bicchiere di vino rosso, augurandoci di ritornare in primavera, quando la neve si inizierà a sciogliere e le numerose cascate saranno in piena….

Kalipè…… passo lento e corto.

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