L’anello tra monte Fogliano e l’eremo di San Girolamo

Andiamo alla scoperta dell’anello tra monte Fogliano e l’eremo di San Girolamo, passeggiando tra luoghi poco conosciuti nella Tuscia Viterbese, autentici scrigni d’incanto in equilibrio con la natura.

Vetralla

A Vetralla si estende la folta faggeta del monte Fogliano nella Riserva naturale del Lago di Vico. La maestosa grandezza e l’antica presenza umana rendono questo luogo magico. Attraverso i sentieri che gradualmente conducono nel cuore del bosco, si rimane senza parole di fronte all’immensità degli alberi talmente alti da scorgere solo alcuni lembi dello splendido cielo sovrastante.

Riserva naturale del Lago di Vico

Qui ogni stagione riserva un’armonia di sfumature e il fascino di un piccolo universo che ciclicamente si rinnova. La primavera sfoggia variopinte fioriture, l’estate è all’ombra dei faggi, l’autunno è dipinto dal foliage e profuma di castagne e funghi. E in fine l’inverno, con il candore della neve. Tutto concorre a creare un magnifico quadro scaturito dalla capricciosa tavolozza di un sapiente regista.

Convento di Sant’Angelo – Vetralla

Inoltriamoci in questa foresta incantata per raggiungere il convento di Sant’Angelo, sorto nel 1744 sulle ceneri di un antico oratorio, dapprima benedettino e poi francescano. Nonostante l’ottocentesca campagna di soppressione degli ordini religiosi, il cenobio è sopravvissuto fino ai nostri giorni seppur con ampliamenti e restauri.

Eremo di San Girolamo

Poco lontano si erge in tutta la sua monolitica semplicità l’eremo di San Girolamo, luogo di intensa e spoglia spiritualità. Le fonti narrano che il sito completamente scavato nella roccia fu dimora di Fra Girolamo Gabrielli che vi si ritirò in penitenza nel 1525 e ne fece la sua casa.

Il complesso si articola in diversi ambienti: una chiesetta, alcuni vani e una cisterna. Il lavoro, svolto da maestranze locali, fu ultimato a ridosso del Sacco di Roma del 1527, quando le truppe lanzichenecche al seguito di Carlo V, depredarono quanto incontrato lungo la strada che portava alla città eterna. Il romitorio non fece eccezione così da indurre il santo ad abbandonarlo, rifugiandosi nella propria città natale ed elargendo il suo cospicuo patrimonio ai poveri.

 

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