Macchiaiole, guerriere, balie, vigilesse, pasticcere, attrici, scrittrici. Sono tutte le donne del Lazio che hanno lasciato, ognuna a suo modo, un segno nel territorio e nei cuori di chi ancora le ricorda. Ed è per questo che l’8 marzo le celebriamo raccontando le loro storie a chi non le ricorda o non le conosce.

Siamo a Littoria, oggi Latina, dove la figura della “macchiaiola”, la prima donna con la licenza per spaccio e salsamenteria è ricoperta da Idea Bastonini che con la fiera “parannanza” tagliava, serviva e invitava ad assaggiare i suoi prodotti. Con energia e passione fu lei la prima, nell’area pontina del Lazio, ad aprire il primo negozio di generi alimentari.

Clementina Caligaris, di origine vercellese, adottata da Sezze nel 1904 dove la ricordano come una guerriera dell’emancipazione economica e sociale delle maestre elementari che rappresentava nei vertici regionali dell’Unione Magistrale Nazionale e delle braccianti. Comizi, megafoni, una voce chiara e forte, colorita a volte, così è impressa nella memoria delle piazze dei paesi lepini e della Pianura Pontina. Di lei scrivevano ai tempi le Forze dell’Ordine “la Caligaris aveva un forte ascendente sulle donne del popolo”. Fu grazie a Clementina che sempre più donne si iscrissero alle Leghe contadine.

Dalla zona di Latina spostiamoci in Ciociaria. Epoca? Fine ‘800. Da Veroli, Ferentino, Pastena, Alatri e tanti altri comuni che circondano Frosinone provenivano le “perle” di questo territorio: le balie! Hanno allattato figli di nobili e attori. La piccola Elettra Marconi, figlia del ingegnere inventore del telegrafo. La Principessa Mafalda di Savoia. Milo il figlio della Lollo nazionale.

Erano in tanti i bimbi dell’epoca ad essere cresciuti con il latte delle balie della Ciociaria. Queste donne erano talmente care e benvolute che si cercava di trattenerle con molti regali. Vengono infatti ricordate nell’immaginario collettivo con spilloni d’oro, coralli, girocolli e i pregevoli orecchini. Tutti presenti che spesso ricevevano in dono dalle famiglie in cui erano impiegate.

Di qualche anno più tardi, ma sempre dai natali ciociari, è Maria Martino che nel comune di Arpino conoscono bene, perché ha preso tutti per la gola con le sue Uova Stregate. Una ricetta rielaborata partendo da quella originale delle monache di clausura benedettine, che lei conobbe. Sembrano vere uova sode, ma in realtà al primo assaggio ci si rende conto che si tratta di un dolce farcito con gustosi ingredienti, rigorosamente segreti!

Ed ora “saliamo in cattedra”. Prima in quella di agricoltura di Poggio Mirteto e poi in quella di granicoltura di Rieti. Anno 1903. Questa è la straordinaria storia della famiglia Strampelli, dove ad essere passato alle cronache è più lui che lei. Ma Nazareno Strampelli aveva una moglie straordinaria Carlotta Parisani che insieme a lui iniziò le prove d’ibridazione dei grani per la produzione di nuovi tipi, dal cui lavoro nacquero i frumenti: Carlotta Strampelli, Apulia, Gargano, Dauno, Mendel e l’Ardito.

Nasce a Roma, ma la Sabina la adotta come professionista e come moglie. È Marta Scioscia, classe 1968, appassionata studiosa con in tasca una prima laurea in giurisprudenza, una seconda in filosofia, una terzo percorso in teologia della Pontificia Università Lateranense dove consegue il baccellierato in teologia, pur essendo non credente. Conclude il suo percorso universitario con la facoltà di Scienze Storico-Religiose che conclude senza discutere la tesi perché nasce suo figlio. Impara il tedesco, il latino, il greco e l’ebraico. Era una donna comune, lavoratrice instancabile nonostante la sua precaria salute. In tanti la ricordano per la sua austera serietà e per il suo dolce sorriso. Era la dirigente della polizia locale a Rieti.

Di donne Roma ne ha tante.

Ha Cornelia, la matrona romana, famosa per essere stata la madre dei Gracchi e a lei è dedicata la prima statua di una donna esposta in pubblico, la statua di bronzo nel Foro Romano di cui si conserva ancora il basamento.

Ha Rea Silvia, colei che diede la vita a Romolo e Remo, concependoli con Marte, il dio della guerra. Ha Anna Magnani, uno dei volti più noti e apprezzati del cinema italiano e poi ancora Elsa Morante la prima donna ad essere insignita del Premio Strega che vince con il bellissimo romanzo di formazione “L’Isola di Arturo”.

Anche la storia della Tuscia ha delle forti tinte rosa. Dall’etrusca Velcha, la bellissima fanciulla dipinta nelle tombe di Tarquinia, alla potentissima Donna Olimpia Pamphili oppure Lina Cavalieri, la “donna più bella del mondo”, la voce da soprano che incantava tutti. C’era e c’è Santa Rosa da Viterbo, che ogni 3 settembre guarda la città dall’alto della sua Macchina, oppure la bagnaiola Pucciarella che respinse l’assalto dei Lanzichenecchi.

Sono tutte donne meravigliose, incredibili creature che muovono il mondo.

 

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