Dove? In Ciociaria. Perché? Per vivere un tour nel Lazio a braccetto con Dante Alighieri e Nino Manfredi!

Grotte di Collepardo

Partiamo da Collepardo, uno dei Borghi Arancioni nel Lazio dove d’improvviso si passa dal mistico al macabro per poi tornare al paradisiaco. Siamo sulla Via di San Benedetto dove, tra la Certosa di Trisulti e il Santuario della Madonna delle Cese, si celano stalattiti e stalagmiti che l’acqua, in 3500 anni, ha modellato e talvolta sigillato trasformandole in sculture che sembrano umane. Attenti ad arretrare per lo spavento quando uscite dalle grotte dei Bambocci, potreste inciampare nel Pozzo d’Antullo! Ad appena 1 km da Collepardo, immersi nel Parco Naturale monti Ausoni e lago di Fondi, si spalanca questa voragine carsica. Generata dallo sprofondamento di una grotta. È la più grande d’Europa: larga 160 mt e profonda circa 40. Un prodigio della natura che non smette di stupire man mano che si scende quando tetre stalattiti ricurve cedono il passo ad alberi verdeggianti alti 20 mt.

In preda a questo dubbio amletico, rinfreschiamoci le idee con il watertrekking tra i monti Ernici. Dalle Cascate del Torrente Cosa, inerpicandoci tra le gole anguste schiaffeggiate dai giochi d’acqua della Natura, a quella di Capo Rio, piccola ma scatenata tra i faggi secolari alle pendici de La Monna e La Rotonaria.

Come dite, avete sentito dire che a Falvaterra si può fare watertrekking sotterraneo? Udite udite, vi portiamo esattamente lì! Non dista molto, circa 50 km, ma la giornata è stata lunga e consultando “Più notti, più sogni” ci fermiamo a dormire 3 notti+1 omaggio a Ceprano, centralissima per vivere altre avventure ciociare!

Al nostro risveglio, scopriamo d’essere nella città di Argil. Nel 1994 riesumarono il cranio dell’Homo Erectus. È tra i più antichi fossili umani rinvenuti in Europa ed è proprio grazie all’argilla di cui è ricoperto che è arrivato a noi quasi intatto dopo 800.000 anni. Per saperne di più sulla storia dell’Uomo di Ceprano e la vita dei preisorici, visitate il Museo Preistorico di Pofi, a circa 10 km.

“E non finisce qui”, come diceva il mitico Corrado. Ceprano fu crocevia di importanti eventi storici, tra i quali quello narrato da Dante Alighieri. L’11 ottobre 1254, Re Manfredi di Svevia, figlio naturale di Federico II e principe di Sicilia, subì l’umiliazione di far attraversare a Papa Innocenzo IV il ponte sul fiume Liri (allora, fiume Verde), reggendo le briglie del cavallo in segno di sottomissione. Potevamo esimerci dal citare il Sommo Poeta nel 2021, al settecentesimo anniversario della sua morte?

Fabrateria Nova [foto Facebook @VisiteguidateRomaeCiociaria]

Fabrateria Nova [foto Facebook @VisiteguidateRomaeCiociaria]

E non abbiamo ancora finito. Insieme a San Giovanni Incarico, Arce, Falvaterra, la XV Comunità Montana Valle del Liri di Arce-Arpino e la XVI Comunità Montana Monti Ausoni di Pico, Ceprano è nella Riserva naturale Antiche Città di Fregellae e Fabrateria Nova e del Lago di San Giovanni Incarico. Settecentoquindici ettari lungo le sponde del lago artificiale di San Giovanni Incarico accolgono rari esemplari di flora e fauna tra Fregellae, la colonia latina cantata da Tito Livio attualmente ad Arce, e l’oasi archeologica di Fabrateria Nova a San Giovanni Incarico.

Frondosi salici e pioppi bianchi spettinati dal vento scandiscono il ritmo lento della Natura in un gioco di ombre che accarezza le distese pennellate dai colori di papaveri, mammole, ranuncoli, saltarelle e tassi barbassi. Negli acquitrini ancheggiano felici persici sole, cavedani, carpe e tinche mentre in cielo volteggiano l’airone cenerino e rosso, la garzetta, il cormorano, la pittima reale e il beccaccino. Girovagano indisturbati cicogne e aironi bianchi maggiori e falchi pescatori. Siamo nella Valle del Liri, tra il massiccio del Monte Cayro e le catene dei monti Ausoni e Aurunci, dove nel 328 a.C. sorse Fregellae. I Romani la fondarono, la distrussero e la ricostruirono nel 124 a.C. poco più a sud, in un’ansa del fiume Liri, con il nome di Fabrateria Nova. Continuate a curiosare nel Museo Archeologico di Fregellae a Ceprano tra il materiale di scavo del parco archeologico e scoprirete tutta la storia dell’antica colonia.

Vi avevamo promesso le Grotte di Falvaterra, raggiungiamole! All’ombra dei monti Ausoni si stagliano 130 ettari del parco dove, come un vero e proprio scultore, il Rio Obaco ha cesellato le rocce calcaree del monte Lamia donando alle grotte stalattiti bianche, cunicoli e cavità dove saltellano e scrosciano cascate sotterranee. La realtà supera l’immaginazione, non perdetevi i 2 km di watertrekking nella pancia della Terra per raggiungere le Grotte di Pastena!

Numerose esplorazioni di speleologi hanno permesso il ritrovamento dei resti di abitanti preistorici che per primi scoprirono “la magia” di queste grotte: un fiume che scompare nelle viscere di una montagna per riemergere dalla parte opposta. I reperti incastonati nell’argilla hanno confermato non solo la presenza dell’uomo nella grotta di Pastena ma anche il suo utilizzo come “santuario naturale” per le comunità dal Neolitico all’Età del Bronzo. Il sito è visitabile già dal lontano 1927 e si divide in due percorsi principali: un ramo attivo inferiore e uno fossile superiore. Entrare in queste grotte significa valicare uno dei maggiori complessi speleologici italiani dove si possono ammirare curiose forme di carsismo sotterraneo: maestose sale, stalattiti e stalagmiti dalle forme bislacche, laghetti e cascate.

Una location cinematografica perfetta! A proposito di Settima Arte, forse non tutti sanno che Nino Manfredi trascorse la sua infanzia proprio a Pastena. Potevamo esimerci dal citare il celebre attore nostrano nel 2021, al centesimo anniversario della sua nascita? Gli abitanti del borgo hanno intitolato il Parco delle Grotte di Pastena a Nino Manfredi con una targa affissa lo scorso giugno.

[foto Facebook @Pastena-Tursimo]

[foto Facebook @Pastena-Tursimo]

E non è la prima volta che si ricorda Saturnino, per tutti semplicemente Nino, il pluripremiato attore, regista, sceneggiatore, comico, cantante e doppiatore. Accanto alla casa paterna, affacciata sulla piazza principale vicino alla chiesa, è stata affissa nel 2015 una targa che recita un suo tormentone: E “fusse che fusse la vota bbuona”!

 

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