Gigli araldici di Francia su finestre e portali impreziosiscono gli antichi palazzi nella Tuscia. Non siamo oltralpe, siamo nel viterbese e il giglio a tre petali è nello stemma dei Farnese, i signori della Tuscia. Inoltriamoci nella fitta rete di borghi e castelli incantati alla scoperta dei segni indelebili lasciati dalla più famosa e potente donna della casata, Giulia Farnese. Detta la Bella, Giulia muore il 23 marzo 1524 a Roma. A oltre 500 anni dalla sua morte, scopriamo la sua storia e alcuni aneddoti inattesi nella Giornata Internazionale della Donna, l‘8 marzo.

Luca Longhi, La dama e l’unicorno. Presunto ritratto di Giulia Farnese – foto Wikipedia

Non entreremo nel merito delle controverse vicende storiche che portarono la Farnese a essere conosciuta come la ‘sposa di Cristo‘, a causa della sua relazione con papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia. Tantomeno indugeremo sulla damnatio memoriae dopo l’elezione al soglio pontificio del fratello Alessandro, ossia la cancellazione di Giulia Farnese dalle fonti storiche tramite alterazione o distruzione di ritratti e documenti. Ci limiteremo a narrare alcuni dei luoghi in cui visse felice e che amministrò con saggezza e raziocinio.

Rocca Farnese di Capodimonte

Giulia nacque verso il 1475 presumibilmente a Capodimonte, o forse a Canino, da Pierluigi, signore di molteplici terre nel viterbese, e da Giovannella Caetani, dell’antica famiglia dei signori di Sermoneta. Piccolo e grazioso, il borgo capodimontano è a picco sulle rive del lago di Bolsena, tra splendide spiagge e prelibatezze culinarie locali come le Pecette, o maccheroni con le noci.

Sapete che proprio nella splendida Rocca Farnese a Capodimonte, dove Giulia amava soggiornare, ebbe origine la favola La Bella e la Bestia? Si narra che in questo castello visse e morì Pedro Gonzales, il cortigiano dei Farnese detto “il Peloso”. La sua vita ispirò la fiaba scritta nella seconda metà del Cinquecento e, molto dopo, anche la trasposizione a cartoni della Walt Disney.

Isola Bisentina e cupola del Vignola

Dal castello si gode di un panorama mozzafiato sulla selvaggia Isola Bisentina, l’ultima dimora dei rampolli della dinastia Farnese. Dal 2022 questo splendido luogo è di nuovo visitabile dai turisti con una rilassante gita in barca e un tuffo nelle limpide acque del lago di Bolsena.

Castello Orsini a Vasanello- foto di Ardelio Loppi

Castello Orsini a Vasanello – foto di Ardelio Loppi

Il 9 maggio del 1490, orfana del padre, Giulia fu data in sposa dai fratelli Angelo e Alessandro a Orsino Orsini. Era il signore di Bassanello, oggi Vasanello, noto come il borgo dei vasi. Si narra che questo splendido castello dove Giulia visse, fosse affrescato dallo stesso Pinturicchio. La nobile dimora, ora proprietà privata, custodisce ancora opere di notevole interesse artistico, tra cui spiccano diversi medaglioni raffiguranti volti di profilo, alcuni brutalmente abrasi. Si tratta della violenta damnatio memoriae seguita alla morte della dama? Non ci faremo di certo scoraggiare da questo evento poiché studi accreditati sembrerebbero individuare il volto di madama Giulia, oltre che in alcuni dipinti a fresco all’interno della Rocca, anche in un busto color legno, forse in gesso brunito, in cui la nobildonna appare in vesti decisamente poco lodevoli per l’epoca. La critica, infatti, sembrerebbe far risalire cronologicamente l’opera a un periodo non anteriore al Settecento.

Vergine con Bambino nella chiesa della Madonna delle Grazie a Vasanello - foto di Ardelio Loppi

Vergine con Bambino nella chiesa della Madonna delle Grazie a Vasanello – foto di Ardelio Loppi

L’interesse sul volto di Giulia Farnese ha portato la comunità di Vasanello a riconoscerla nell’immagine della “Vergine con Bambino“, conservata dentro una teca sulla facciata della chiesa della Madonna delle Grazie, per cui si è fatto addirittura il nome del Perugino. Rimasta vedova nel 1500, dopo la morte accidentale del marito causata dal crollo del tetto del castello, si risposò nel 1509 con il nobile napoletano Giovanni Capece Bozzato. Prima di proseguire verso il feudo che vide Giulia regnare in pace per oltre vent’anni, assaggiate lo ‘Gnocco cò la ratta cacio’, uno squisito primo piatto vasanellese a base di farina, acqua e uova.

Castello di Carbognano - foto di Sigfrido Junior Hobel (Project Tuscia)

Castello di Carbognano – foto di Sigfrido Junior Hobel (Project Tuscia)

Trasferitasi nel feudo di Carbognano, vi rimase fino al sopraggiungere della morte avvenuta nel 1524 a Roma a cui avrebbe dovuto seguire la sepoltura sull’Isola Bisentina, come da ultime volontà testamentarie. Tra i primi interventi durante il suo ventennale principato ci fu la ristrutturazione e decorazione dell’antico castello.

Castello di Carbognano, tondo con liocorno - foto di Sigfrido Junior Hobel (Project Tuscia)

Castello di Carbognano, tondo con liocorno – foto di Sigfrido Junior Hobel (Project Tuscia)

Tutto qui parla di lei e della sua ferrea volontà di celebrarsi come ‘domina’, così da affrancarsi una volta per tutte dai pettegolezzi provocatori e offensivi e dagli appellativi ingiuriosi circolati a Roma. Gli affreschi indugiano su figure femminili, scritte ermetiche, grottesche e animali mitologici, come l’unicorno ormai elevato a simbolo della sua stessa imponente famiglia. Un particolare interessante è rappresentato dalla stanza da bagno, o stufa, comprensiva di una vera e propria vasca con tanto di acqua calda, una deliziosa rarità per i tempi!

Castello di Carbognano, affreschi delle lunette - foto di Sigfrido Junior Hobel (Project Tuscia)

Castello di Carbognano, affreschi delle lunette – foto di Sigfrido Junior Hobel (Project Tuscia)

Ma la sua opera non finì di certo qui. In questi anni ella divenne abile amministratrice e benefattrice nei confronti di giovani ragazze povere e dei collaboratori che vissero al suo seguito. Fu una donna dal gran cuore, tant’è che nel testamento lasciò parte dei suoi averi alle persone fidate che le rimasero accanto nella vita. Si prodigò anche nella realizzazione di opere che potessero rendere immortale il suo nome, come la chiesa di Santa Maria dell’Immacolata Concezione.

Rocca dei Papi di Montefiascone

Chissà se Giulia assaggiò le prelibatezze della cucina locale di Carbognano, come le Gavinelle, le fettuccine con ragù di cacciagione, oppure le Verginelle, i pasticcini con la nocciola dei Monti Cimini. Quel che è certo è che essere tra le preferite dei potenti nel Rinascimento non significò porsi al riparo dalle avversità. Ce lo dimostra il rapimento che Giulia Farnese subì durante un viaggio nei suoi feudi. Fu infatti scoperta dalla cavalleria francese e imprigionata per almeno due giorni nella Rocca dei Papi di Montefiascone.

Insomma, Giulia Farnese fu una delle figure più seducenti della storia capitolina, una donna amata e chiacchierata del Cinquecento romano e, soprattutto, una signora politicamente intelligente  e molto evoluta per i suoi tempi. Evviva Giulia, evviva le donne!

 

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